“La società del surrogato. Benessere e insoddisfazione umana” di Stefania Lombardi

di Danilo Campanella

Recensione: “La società del surrogato. Benessere e insoddisfazione umana” di Stefania Lombardi © 2024 by Danilo Campanella is licensed under CC BY-SA 4.0

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Recensione di Danilo Campanella, independent researcher, scrittore

doi: 10.14672/VDS20243RE11

(http://doi.org/10.14672/VDS20243RE11)

Titolo: La società del surrogato. Benessere e insoddisfazione umana

Autrice: Stefania Lombardi

Formato: 13.97 x 0.81 x 21.59 cm, p. 104

Editore: goWare, 2023

Non soltanto i filosofi, ma anche i sociologi e gli psicologi riscontrano quanto nella società postmoderna l’insoddisfazione non sia scomparsa con il progressivo miglioramento del tenore di vita generale, piuttosto si è trasformata.

L’insoddisfazione è sempre presente nelle nostre vite e non ci consente, di fatto, di gustare appieno le conquiste della nostra epoca.

Stefania Lombardi, autrice de La società del surrogato, parte con un’analisi della natura desiderante. Principiando con alcune considerazioni preliminari inerenti alla società del benessere e alla piramide di Maslow, l’autrice già nel primo capitolo pone interessanti domande riguardo il nodo tra insoddisfazione umana e società dei consumi.

Un discorso già analizzato in passato da altri autori, ma che lei affronta in modo semplice, comprensibile e diretto.

Il rapporto tra bisogno e desiderio avrebbe un labile equilibrio (cit. p. 16) e l’autrice, attraverso il filosofo Hegel, si chiede se il desiderio sia “di” cosa o “verso” cosa (p. 17), in una lotta per il riconoscimento di hegeliana memoria in cui questo, il desiderio, sarebbe una molla, una spinta, intrinseca e necessaria dell’essere umano.

Ne conseguirebbe che esistono desideri naturali, (fisiologici, genuini), ed altri che, invece, non lo sarebbero. È l’esempio dei desideri creati. Se per desiderio creato si intende quello indotto, artificiale, proprio della società dei consumi, come possiamo distinguere gli uni dagli altri? Affascinanti gli esempi che l’autrice pone, nel corso della narrazione, assieme ad accostamenti letterari e cinematografici, che vanno dal Faust letterario al film Highlander del 1986, solo per citarne due.
Oltre al trionfo della Vanitas riscontrabile nei social network è nel tema del riconoscimento che l’autrice tocca la psicologia e la psicanalisi, fino a sfiorare la pedagogia, toccando il tema di quella identità che, se decostruita e annullata (p. 40), si spoglia “della natura desiderante e diviene plasmabile come un morto in vita” (cit. pp. 40-41). Una escalation, quella del desiderio, che parte da una mancanza e che chiede di affermarsi partendo dalla relazione (p. 56).

La Lombardi non manca di esaminare il concetto di identità in una prospettiva spaziale, in cui rientrano i concetti di confine e di limite. Utile, a mio avviso, l’accostamento con il pensiero kantiano e l’orientarsi dell’uomo nel mondo fenomenico.

L’autrice, da filosofa sopraffina, non priva il lettore di una riflessione sul “privato” e sulla solitudine, anche alla luce del pensiero della Arendt, filosofa che già individuava nella solitudine una caratteristica della società umana priva di uno spazio comune di incontro (p. 78).

Dunque, se alla base del desiderio vi è la relazione, viene da sé considerare l’importanza dell’autonomia nella vita pulsionale – e non solo – dell’essere umano. Il tema della distanza, e dell’autonomia, minacciata dalla società dei consumi, è un tema anche questo affrontato dall’autrice del suo breve ma incisivo saggio, arrivando a sottolineare l’assurdità di soddisfare con dei surrogati ciò che potrebbe, o dovrebbe, venire soddisfatto con gli strumenti della relazione.

Questo modello del surrogato, che non si limita agli esempi fatti, uno per tutti, il ciuccio del neonato, sarebbe presente maggiormente nelle società occidentali, rispetto alle società non consumistiche che, guarda caso, sono anche quelle società definibili “ad alto contatto” (p. 94), eccezioni a parte.
Nelle nostre società occidentali la sola relazione che incalza ormai sembra essere quella per il mercato, e il contatto, con gli strumenti del mercato, frutto dei desideri creati, con i surrogati.

Il saggio della Lombardi, nella collana di filosofia dell’editrice goWare, è un’opera in cui l’autrice avrebbe potuto trovare un ulteriore spazio di approfondimento nella tematica dei neuroni specchio, riguardo il tema sul riconoscimento, in cui filosofia e psicologia si incontrano sempre di più, godendo dei dati empirici delle scienze sperimentate; tuttavia, ci auguriamo che questa opera sia solo l’inizio di ulteriori approfondimenti per i suoi lettori, verso un tema in cui ci troviamo tutti immersi, in una società, quella del benessere e dei consumi, citata più volte dalla Lombardi, in cui finiamo per subirne i meccanismi, limitando così la nostra libertà e la nostra autonomia. Questo saggio è uno strumento per riappropriarci, un poco, di quella autonomia a noi tanto cara ma che rischiamo di perdere, tra un acquisto e l’altro.