Genesi rivista
Le voci di Sophia è una rivista di filosofia e scienze umane nata per riaffermare l’unità del sapere e, per questo, non si limita a un solo campo della filosofia e delle scienze umane. Abbraccia pienamente i principi della scienza aperta che vanno verso la collaborazione, la condivisione e la trasparenza. Come ha detto Jon Tennant, l’opposto della scienza aperta non è una scienza chiusa, ma una cattiva scienza. Pertanto, la scienza aperta è la scienza fatta bene. La rivista abbraccia le raccomandazioni dell’UNESCO per la scienza aperta e quelle dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (ita–eng), riassunte nel motto “nessuno deve essere lasciato indietro”.
La rivista ha un comitato direttivo, un comitato scientifico e un comitato editoriale. Il comitato scientifico è solido e diversificato per garantire la massima apertura e collaborazione. La rivista esce 2 volte l’anno.
La rivista è in diamond (da cui il diamante stilizzato in copertina) open access, cioè ad accesso libero per chi scrive e per chi legge. La proprietà intellettuale rimane agli autori con licenza CC BY-SA 4.0 (ita–eng). Tutti i contributi della rivista sono sempre stati con licenza d’uso CC-BY-SA. Con il sostegno scientifico (e la collaborazione) del Premio Nazionale di Filosofia e con la collaborazione dellarivista Il Contributo, diretta da Aldo Meccariello.
Abbiamo una collaborazione con l’editore Ledizioni che ci ha anche fornito i doi degli articoli dei primi 6 numeri della rivista, prima che passassimo ai doi con Crossref.
“Le voci di Sophia” è anche la prima rivista scientifica dedita, inoltre, anche alla cultura in senso lato e, con piacere, a ogni editoriale pubblicato associa una o più poesie a tema della call relativa al numero della rivista. Si possono trovare, per ogni editoriale, poeti contemporanei come Luca Stella, Tiziana Amendola, Davide Zizza, Paola Deplano, Simone Magli, Tiziana Amendola, Carlo Alessio Cozzolino, Cesare Bocci, Alessandra Di Girolamo, Michela Zanarella, Davide Rocco Colacrai Cosimo [Mino] Trisolino, Carlo Carlotto e molte/i altre/i. La rivista partecipa al progetto dal titolo: “Alfabetizzazione al linguaggio scientifico sin dalle superiori”. Referenti: – Prof. Davide Orlandi; – Prof.ssa Antonina Nocera; Prof. Andrea Ignazio Daddi
Lo stile Chicago fa parte delle norme editoriali della rivista ed è stato inserito fra i criteri di valutazione nella griglia dei revisori; e, se non utilizzato, quella parte è necessariamente valutata in modo negativo.
I revisori sono scrupolosi e, occorre ricordare (vale sempre) che non bisogna mai prendersela se le valutazioni possono anche essere negative, accade anche ai più competenti e preparati; semmai, occorre far tesoro di quei suggerimenti per le prossime volte. Non ci sono intenti punitivi ma solo intenti sinceramente volti al nostro miglioramento.
Note e bibliografia sono importanti ma non sono necessarie per un invited paper (non soggetto a peer review nella nostra rivista ma a revisione editoriale); lo sono, invece, per gli articoli rispondenti alle varie call della rivista e sempre soggetti a double blind peer review nella nostra rivista, nonché elemento di valutazione nella griglia consegnata ai revisori (la bibliografia è esclusa dal massimale di caratteri previsti per singolo articolo).
Dal secondo numero abbiamo deciso di dare spazio anche alle recensioni che hanno un massimale di battute di 15000 caratteri spazi inclusi (possiamo inserire massimo 8 recensioni per numero), a meno che non sia una recensione ragionata (ne prevediamo al massimo una per numero).
Le recensioni hanno poche o nulle note, non è necessaria una bibliografia, e non sono soggette a peer review; restano soggette a un controllo redazionale.
Sono previsti doi anche per le recensioni. Ovviamente, i doi, pur avendo una base fissa e una variabile, hanno una base fissa differente a seconda se sono editoriali, invited paper, articoli soggetti a peer review (il cuore della nostra rivista) o recensioni.
Siamo una rivista nuova, e, forse per questo, facilmente confondibile con una rivista predatory (pratica che combattiamo anche grazie, in primis, alle nostre rigorose peer review; grazie anche a tutto il nostro lavoro redazionale ai fini dell’uniformità generale; e grazie alla non richiesta di qualsivoglia pagamento; l’unica cosa che hanno in comune le riviste giovani e le riviste predatory è la richiesta di contributi per email ad alcuni docenti e/o ricercatori – e da lì la confusione – ma, nelle riviste giovani, questa pratica si rende, a volte, necessaria dato che non sono ancora conosciute.
Da quando abbiamo ottenuto la scientificità Anvur in Area 11 siamo diventati più noti.
Pochi sono pratici della portata rivoluzionaria delle riviste in diamond open access, non ne comprendono le implicazioni, non comprendono l’importanza di mantenere i propri diritti come autori senza doverli cedere a un qualsiasi editore per pubblicare; e non comprendono ancora, inoltre, quanto sia importante che nessuno debba pagare, né chi scrive e né chi legge, per la diffusione della conoscenza.
Tuttavia, è il futuro delle pubblicazioni.
