Potenza e atto dell’armonia

Guido Traversa, Università Europea di Roma

e-mail: guido.traversa@unier.it 

doi: 10.14672/VDS20256ED17

(https://levocidisophia.it/2025/11/04/editoriale-3/)

(https://www.doi.org/10.14672/VDS20256ED17)

Qui il sesto numero della rivista.

Dio ha ordinato ogni cosa con misura, numero e peso

(Sapienza 11, 20)

  1. Il suono segue dal suono.

            Un suono trascina un altro suono nel suo movimento di espansione e contrazione. 

  1. Un suono determinato, ma non qualunque suono, per la sua propria misura e numero produce  un altro suono, che, in una determinata misura, è già contenuto nel suono che lo ha prodotto, e, insieme, in un’altra determinata misura, è fuori dal suono che lo ha prodotto.
  1. Il passaggio dal primo suono a quello successivo è nel peso, nella proporzione che li lega, che li unisce e insieme li distingue: è il movimento stesso del suono.
  1. Il “segue” del suono dal suono lo si inviene e lo si scopre: lo si sente ancor prima del suo stesso suono.
  1. La bella logica del passaggio preesiste ai suoni e insegue chi li segue.
  1. La grande paura, la finzione della creazione si mostra nella apparente presenza, in ogni possibile successione sonora, del passaggio creativo da un suono determinato al successivo. Ma non ogni misura di suono ha in sé la potenza di un altro suono in parte interno, in parte esterno a sé. Né dovunque, né comunque si dà il passaggio, ma solo dove è la giusta misura, il giusto numero, il giusto peso.
  1. Eppure, si può allontanare la grande paura e la finzione della creazione: attraverso la misura, il numero e il peso dei dettagli su cui poggia  (ed è) il passaggio stesso della creazione e dell’ordine.
  1. Redimere, come riconoscere e sostenere un suono nel suo passaggio ad un altro determinato suono, senza paura e finzione, passa attraverso la valutazione della misura, del numero e del peso dei dettagli.
  1. Conoscere il Logos che in principio era anche suono può voler dire, si spera, agire di conseguenza e sostenere il bel passaggio.

Nota:

Un esempio riuscito del “giusto” passaggio si ha nel primo brano (October 17 1988) del Concerto a Parigi di Keith Jarrett (ECM, 1990) da 25’ 22’ a 25’ 27’, mentre un esempio non riuscito si ha, sempre nello stesso brano, da 13’ 28’ a 13’ 32’.