Nella sezione: I media, la filosofia e il quotidiano

Davide Orlandi, Universidad de Granada – ORCID ID 0009-0007-2102-625X

E-mail: orlandi.dav@tiscali.it

doi: 10.14672/VDS20243PR12

(http://www.doi.org/10.14672/VDS20243PR12)

(https://levocidisophia.it/2024/12/30/la-filosofia-di-sailor-moon/)

La filosofia di Sailor Moon © 2024 by Davide Orlandi is licensed under CC BY-SA 4.0

Figura 1. Sailor Moon. Art. 70 Legge 633/1941, in particolare i commi 1, 1-bis e 3. 1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma. 2. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento, il quale fissa la modalità per la determinazione dell’equo compenso. 3. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta.

Abstractus

In questo mio articolo andrò a esplorare la complessità di Sailor Moon, analizzando i suoi aspetti controculturali, ovvero il tema dell’amore omosessuale e dell’identità di genere e il tema del femminismo del girl power, confezionati in una fiaba mainstream che racconta la storia della lotta del bene contro il male.

Keyword: Controcultura, Identità di genere, Amore omosessuale, Femminismo, Girl power

In this article I will explore the complexity of Sailor Moon, analysing its countercultural aspects, namely the theme of homosexual love and gender identity and the theme of girl power feminism, packaged in a mainstream fairy tale that tells the story of the struggle of good against evil.

Keywords: Counterculture, Gender identity, Same-sex love, Feminism, Girl power

Introduzione

Sailor Moon è un manga di 12 volumi scritto da Naoko Takeuchi, mangaka che nel 1991 comincia a pubblicarlo con il titolo di “Bishōjo senshi Sērā Mūn”[1] per Kodansha. Nel 1992 la Toei Animation produce una serie animata sempre dal medesimo titolo che si conclude con la quinta stagione nel 1997.

Il genere è il maho shojo[2], del sottogenere Sentai Mono[3], è il primo della sua specie ad avere tutte le protagoniste di sesso femminile, è infatti il capostipite di una lunga serie di anime in questo stile[4]. Nel 1994 la DCI Entertainment si occupa di adattare Sailor Moon per un pubblico americano e nel 1995 va in onda su Mediaset il primo episodio tradotto in italiano all’interno del programma per bambini di Canale 5, Bim Bum Bam. La vicenda tratta di una ragazza che, insieme alle sue amiche, lotta contro il male per proteggere la terra da vari nemici, grazie ai poteri conferitegli da una gatta di nome Luna. Sailor Moon ha molti nomi, in Giappone è Usagi Tsukino, in Italia è Bunny, in America è Serena. Se chiediamo ai non appassionati di fumetti e cartoni giapponesi chi è Sailor Moon otteniamo più o meno questa risposta: è la protagonista di quel cartone che andava tanto di moda negli anni ’90 di cui le bambine erano innamorate. Alcuni non hanno dimenticato il merchandise che Giochi Preziosi[5] ha messo in commercio proprio in quegli anni, che spopolava nelle edicole, nei negozi per giocattoli e nelle pubblicità dai jingle orecchiabili. Ma c’è anche chi la ricorda come il simbolo della sua infanzia. C’è chi ricorda la storia tra Sailor Uranus e Sailor Neptune e la censura che ha subito, chi si ricorda del fatto che Sailor Moon era quella ragazza che affrontava i nemici in tacchi a spillo e gonnella, eppure ostentava una sicurezza degna di chi porta i pantaloni.

Ma chi è davvero Sailor Moon? Lascerei la parola proprio a lei, ad Usagi, perché nel suo motto iconico troviamo a mio avviso ogni aspetto necessario a definire Sailor Moon:

Di amore e giustizia sono la bellissima ragazza guerriera che indossa la sailor fuku, Sailor Moon! Adesso ti indirizzerò alla via della Luna, punendoti senza indugio![6]

Elementi di una narrazione mainstream

Prendiamo innanzitutto in esame la autoproclamazione di Sailor Moon come paladina della giustizia. La giustizia di Sailor Moon è la lotta del bene contro il male.

Sailor Moon punisce chi non segue i suoi valori, non ci sono scale di grigio nella sua visione di ciò che è giusto, si può decidere di passare dalla parte del bene, redimersi e venire curati dal male, oppure venire puniti, in nome di questi valori.

Non c’è dubbio che ogni personaggio presentato sullo schermo è o buono o cattivo, può cambiare il suo allineamento, ma non può mai essere caratterizzato da una morale dubbia, che solleva interrogativi etici, il cartone è quindi permeato da una decisa e incontrovertibile etica manichea. Qui troviamo il primo elemento che contraddistingue una delle facce di Sailor Moon, un elemento importante per collocare questo prodotto all’interno della cultura pop mainstream.

Ma le caratteristiche mainstream del manga/anime non si fermano qui.

Come tutti i supereroi dopo l’avvento di Superman in Giappone, le protagoniste hanno innanzitutto una doppia natura, studentesse adolescenti di giorno, guerriere sailor di notte, i loro spiriti sono immortali, le guerriere infatti sono la reincarnazione delle loro antenate che combatterono per proteggere il regno della Luna.

Figura 2. Le guerriere Sailor al completo. Art. 70 Legge 633/1941, in particolare i commi 1, 1-bis e 3. 1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma. 2. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento, il quale fissa la modalità per la determinazione dell’equo compenso. 3. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta.

Le eroine sono inoltre dotate di giovinezza eterna, concessa loro grazie ad un oggetto magico, il cristallo d’argento, che dona ai puri di cuore anche immortalità e bellezza. E ovviamente alla fine degli scontri sono sempre i buoni a vincere, ogni arco narrativo ha il suo lieto fine e Usagi e Mamoru coronano il loro sogno d’amore. Infatti, dopo varie vicissitudini che li porteranno a scoprire le loro identità segrete (Sailor Moon e Tuxedo Mask), Usagi e Mamoru apprenderanno di essere destinati, in quanto reincarnazioni della principessa Serenity e del principe Endymion, a sposarsi e a diventare sovrani di Crystal Tokio, unificando la Luna, luogo natale di Serenity, e la terra, patria di Endymion. Usagi nelle sue vesti civili è estremamente goffa e impacciata, è una ragazza normale che odia fare i compiti, ama i dolci e pensa ai videogiochi e ai bei ragazzi e la cui più grande ambizione, vista la sua mancanza di doti e talento, è innamorarsi e sposarsi. Tutte le altre sailor hanno una particolarità, un talento proprio e dei sogni nel cassetto: Ami è la più intelligente e vuole diventare medico, Makoto vuole aprire una pasticceria, Minako vuole diventare una idol[7], Rei una sacerdotessa affermata (quest’ultima afferma anche di non aver bisogno di un rapporto con un uomo per realizzarsi). Fatto sta che la leader di tutte loro, la più forte e valorosa, è proprio Usagi. In un episodio della serie Usagi ascolta delle ragazze sedute ad un bar parlare del suo gruppo di guerriere, aspetta con ansia che parlino di lei per sentire che cosa pensa la gente di Sailor Moon, ma le due ragazze cominciano ad elencare tutti i pregi delle altre sailor, l’intelligenza, la bellezza, le varie doti e capacità, le loro ambizioni, ed infine si ricordano che la vera guida di tutte le guerriere è proprio Sailor Moon. Ma invece di elencare i suoi pregi, parlano di come sia famosa per essere infantile, sbadata, viziata, petulante e piagnucolona, ma in fondo sottolineano come sia proprio questo a renderla simile a loro, una ragazza come tutte le altre. Ebbene è proprio così che Sailor Moon conquista i cuori di molti e senza dubbio questa sua dualità, il suo essere al contempo una invincibile paladina della giustizia che lotta contro il male e una ragazza adolescente, simile alla ragazza media della sua età, è caratteristica di una narrazione mainstream.

La rappresentazione del male

I nemici di Sailor Moon vogliono l’annientamento del pianeta terra o la conquista dell’umanità, che disprezzano come una razza inferiore, sono demoni o esseri con poteri soprannaturali che usano per scopi malvagi o per perseguire i loro interessi personali spesso anche a discapito dei loro simili. Ci sono le dovute eccezioni, ma questi personaggi che si distanziano dal vero nemico muoiono redimendosi o vengono salvati da Sailor Moon e passano dalla parte del bene, ribaltando i loro comportamenti e le loro personalità, seguendo la dottrina della loro salvatrice.

La contrapposizione bene/male è individuabile anche visivamente: non abbiamo difficoltà a distinguere un cattivo da un buono, sia grazie al disegno giapponese[8] sia grazie a caratteristiche intuibili come il colore. Ad esempio, il colore principale delle fuku è il bianco, come l’abito della principessa Serenity; ciò simboleggia la purezza delle ragazze, in netta opposizione con i colori scuri associati alle nemiche.

A questo proposito sono interessanti le metamorfosi che subisce il personaggio di Small Lady, una bambina meglio nota come Chibiusa, la figlia di Usagi e Mamoru proveniente dal futuro. Nell’arco della terza stagione viene convertita al male e diventa adulta, prende il nome di Black Lady e va a far parte della cerchia dei nemici, la Black Moon Family. Come dice lo stesso nome il simbolo della Black Moon è una luna nera capovolta, in netto contrasto con la luna color oro che si trova in fronte ai componenti della famiglia della principessa Serenity. Black Lady veste un provocante abito a sirena nero munito di due spacchi[9], mentre la forma adulta di Small Lady eredita dalla madre l’abito bianco o rosa, caratterizzato da un taglio stile impero, che sottolinea i tratti angelici della fanciulla. La trasformazione di Chibiusa in una donna dall’aspetto provocante e sessualmente maturo corrisponde a una sua metamorfosi interiore: la perdita dell’aspetto infantile e angelico equivale al passaggio dalla parte del male. Serenity rappresenta un ideale di purezza che coincide con la bontà d’animo, la sua angelica figura è in netta opposizione con quella della nemica del primo arco narrativo, la Queen Beryl, una donna matura, dalle curve pronunciate e accentuate dai vestiti che indossa. Beryl ha le sembianze di una affascinante ma malefica regina, con alcuni tratti grotteschi e demoniaci, come lunghe mani dinoccolate munite di unghie affilate e rosse, corna disposte sulle spalle.

Questi connotati provocanti rendono Beryl immediatamente identificabile come malvagia. Ancor più in uno speculare contrasto con la protagonista è la regina Nehellenia, nemica del quarto arco narrativo. Nehellenia è l’antitesi della principessa Serenity, come si nota anche dalla sua tipica capigliatura dotata di odango[10] mori, in contrasto con quelli biondi della principessa. Queste caratteristiche sono tipiche anche delle fiabe dei cartoni animati Disney dove troviamo opposte a principesse pure ed innocenti donne mature, spesso matrigne. Qui di seguito riporto solo alcuni degli elementi che accomunano la storia di Nehellenia alle storie di Malefica e Grimilde. Nehellenia, come Grimilde, possiede uno specchio magico al quale chiede con insistenza la conferma della sua bellezza. Ossessionata dalla gelosia per Serenity/Sailor Moon, nel tentativo di rubarle il cristallo che dona eterna giovinezza, finirà, come Grimilde, per divenire una vecchia dall’aspetto spaventoso.

Nel fumetto ritroviamo anche un chiaro richiamo alla favola della bella addormentata: Nehellenia, come Malefica, compare infatti alla festa per la nascita di Serenity, furibonda per non essere stata invitata, e quando viene scacciata e relegata nella zona della luna nuova (ovvero in un luogo dove regna l’oscurità perpetua) lancia una maledizione nei confronti della piccola. In un episodio Sailor Moon è costretta ad attraversare una scalinata cosparsa di rovi, come il principe Filippo per salvare la sua bella, questa volta però i ruoli sono invertiti, è infatti Mamoru a dover essere salvato. Questa inversione di ruoli non è da dare per scontata ma ne parleremo in un paragrafo successivo. Nel riferimento esplicito a queste fiabe notiamo infatti che anche Takeuchi, come Disney, attua la rimozione degli elementi più conturbanti che caratterizzano le storie originali della bella addormentata e di Biancaneve.

Sailor Moon, come le protagoniste dei film Disney, riesce a sconfiggere il male e a restaurare la pace del suo universo, ottenendo così il suo “e vissero felici e contenti”.

Figura 3. Le guerriere Sailor Starlight. Art. 70 Legge 633/1941, in particolare i commi 1, 1-bis e 3. 1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma. 2. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento, il quale fissa la modalità per la determinazione dell’equo compenso. 3. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta.

I miti e le leggende

Le favole, tuttavia, non sono l’unica fonte da cui Takeuchi attinge per strutturare il suo racconto. Molto più centrali delle fiabe riprese anche dalla Disney sono senza dubbio le leggende e i miti rubati alla mitologia classica occidentale e alla tradizione orientale. Rintracciamo facilmente in Sailor Moon il mito di Selene ed Endimione[11], figure subito riconducibili dai nomi alla Principessa Serenity e al Principe Endymion. Nella leggenda Endimione è un uomo dotato di una straordinaria bellezza, in alcune versioni è figlio di una delle avventure di Zeus. Selene è la dea della luna, ha vesti bianche, trecce d’argento[12] e porta in fronte il simbolo di una luna crescente come la principessa di Sailor Moon. Il parallelismo con Serenity ed Endymion è palese.

I due si innamorano ma il loro amore è destinato a finire male in quanto Endimione è un mortale. Tuttavia, grazie a un desiderio concessogli da Zeus, Endimione al posto della morte sceglie un sonno perpetuo ad occhi aperti, la sua amata lo veglierà ogni notte e a lui sarà possibile bearsi della sua figura. Una fine decisamente più tragica rispetto a quella di Serenity ed Endymion, i due protagonisti sono infatti destinati a sconfiggere il male e la morte[13] grazie ai loro spiriti immortali, conquistando un lieto fine senza compromessi. Nella leggenda orientale, a cui fa chiaramente eco Sailor Moon, si narra che il dio Shakkria, per mettere alla prova gli animali si presenta sotto le mentite spoglie di un viandante in cerca di cibo. Gli animali trovano tutti qualcosa da offrire, tranne il coniglio che decide di sacrificarsi, gettandosi nel fuoco e offrendo la sua stessa carne. Il dio rimane così colpito dalla generosità del coniglio che dipinge la sua figura sulla luna, in modo che il suo sacrificio resti indelebile[14].

Tsukino Usagi si traduce letteralmente dal giapponese come “coniglio della luna”.

Ma non è questa l’unica similitudine con la leggenda asiatica, possiamo infatti constatare che quando i nemici di Sailor Moon stanno per prendere il sopravvento, Usagi si sacrifica sempre per la terra e per i suoi amici, quello che cambia è che non la vediamo mai sacrificarsi in modo violento, la vediamo immolarsi sempre circondata da un’aura magica e angelica. Il sacrificio porta sempre a una resurrezione in un ciclo infinito di morte e rinascita, che porta al trionfo del bene sul male e ristabilisce l’armonia nell’universo. La rimozione del tragico e del macabro è evidente.

Sailor Moon ha una struttura di una storia eroica con chiare caratteristiche di una morfologia mainstream e sacrificale.

Omosessualità, identità di genere e censura

Prendiamo ora in analisi il fatto che Sailor Moon si autodefinisca come la Paladina dell’amore. Ma di quale amore si parla? Senza dubbio l’amore in Sailor Moon non guarda in faccia la questione del genere; infatti, possiamo trovare coppie omosessuali ma anche individui transessuali e travestiti. È proprio questo uno degli elementi che ha portato l’anime a subire dei cambiamenti rispetto al manga e soprattutto a subire pesanti censure da parte degli adattamenti al di fuori del Giappone.

Nella mia analisi mi occuperò dell’adattamenti americano e italiano. Partiamo da un personaggio minore, Fish Eye, un ragazzo androgino che si veste da donna e ama truccarsi, prova chiaramente attrazione per Mamoru e per i bei ragazzi.

Le scene che lo ritraggono a petto nudo sono state tagliate negli adattamenti e ci si riferisce a lui con pronomi femminili così da farlo passare per una ragazza.

Nel caso di Zoisite e Kunzite, una coppia omosessuale di nemici, è Zoisite a subire la censura e a essere trasformato in una ragazza grazie al doppiaggio.

Il caso già accennato di Sailor Uranus e Sailor Neptune, note anche come Haruka e Michiru, è senza dubbio il più famoso. Le ragazze, che sono apertamente una coppia lesbica, vengono trasformate in cugine grazie al doppiaggio e a tagli di dialoghi impossibili da modificare, in quanto le due sono personaggi centrali nella terza stagione, e in alcuni casi il taglio di scene dove si mostravano in atteggiamenti intimi era l’unica cosa possibile per portare avanti la farsa della loro parentela.

È interessante soffermarsi sul personaggio di Haruka che inizialmente ci viene presentato come un ragazzo, indossa infatti la divisa della scuola maschile, con i pantaloni al posto della gonna, pratica sport maschili come la corsa con auto sportive e tutte le protagoniste, compresa Usagi (già fidanzata con Mamoru), provano attrazione fisica per lui. Quando però si trasforma in Sailor Uranus indossa la divisa con la gonna come tutte le altre sailor. Quando Usagi, mossa anche dai propri sentimenti altalenanti, le chiede se è un maschio o una femmina, Haruka risponde con questo interrogativo: “è veramente importante?”. I sentimenti di Usagi, quando si rende conto che Sailor Uranus è in realtà il ragazzo di cui è invaghita, non cambiano, al contrario di quelli delle sue amiche che invece perdono interesse per la nuova arrivata. Bisogna però sottolineare che alla scoperta della relazione omosessuale tra Haruka e Michiru le ragazze non dimostrano alcuno stupore, sono anzi sostenitrici della loro relazione, in quanto le due sono entrambe belle e talentuose.

In un episodio Sailor Neptune spiegherà a tutte le compagne che Sailor Uranus può scegliere liberamente se essere maschio o femmina, confermando implicitamente che il suo amore per lui/lei non ha assolutamente niente a che fare con il genere.

Il caso di censura più eclatante è sicuramente quella subita da dei personaggi che compaiono nella quinta stagione, che non è mai andata in onda in America.

In Italia è stata trasmessa così tagliata e riadattata da destare confusione negli spettatori. La censura ruota specialmente attorno a delle nuove figure, dal nome Three Lights. Questi ultimi si presentano come idol maschi, diventano presto molto popolari come boy band e tutte le protagoniste dell’anime ne sono fan accanite.

Usagi, dato l’allontanamento di Mamoru che è andato a studiare in America, sviluppa dei sentimenti per Seiya, il leader della band. I tre sono in realtà delle Sailor note come Sailor Starlights; nel manga sono ragazze sotto mentite spoglie, mentre già nell’anime giapponese, nonostante le proteste dell’autrice, nella loro versione in borghese sono ragazzi, che si trasformano in femmine.

Nella versione italiana vengono invece sostituite da delle sorelle gemelle che appaiono per magia al posto dei soggetti maschili, che spariscono dalla scena nel nulla. Questa censura è stata attuata anche per le pesanti dichiarazioni di una psicologa all’epoca (1997) direttrice dell’osservatorio sui bambini e la TV di nome Vera Slepoj:

Sailor Moon è una eroina dotata di una grande forza, una donna che comanda. È un personaggio molto ambiguo, con tratti maschili. Tutto ciò crea disturbi nei bambini, li confonde proprio in un’età in cui hanno un grande bisogno di modelli da imitare, soprattutto dal punto di vista sessuale di cui non sanno nulla.

Abbiamo avuto alcuni casi di bambini con problemi di femminilizzazione; bambini molto confusi che, addirittura, desideravano indossare gli abiti e portare i gadget di Sailor Moon tutti in vendita. È importante soprattutto evitare il passaggio ossessivo di un cartone animato come questo in Tv…

Le difese nei confronti del cartone non tardarono ad arrivare. Alessandra Valeri Manera, allora responsabile della fascia ragazzi Mediaset (e quindi della trasmissione italiana di Sailor Moon), intervenne nel dibattito:

Questo tipo di accuse fa riferimento a modelli maschili e femminili molto invecchiati. Sarebbe come pensare che libri che raccontano le avventure di un gruppo di maschi come ‘I ragazzi della via Pal’ o ‘Cuore’ possano creare problemi di identità alle ragazze che li leggono. E poi noi facciamo una grande attenzione a cosa mandiamo in onda. Tanto che lavoriamo spesso con un’équipe di psicologi.

Nonostante le molte critiche rivolte alla Slepoj, ciò portò comunque Manera a indire un secondo doppiaggio[15] e una censura ulteriore a partire dall’episodio 188, onde evitare di sollevare polemiche aggiuntive. Il cartone ebbe un decisivo successo, nella seconda messa in onda del pomeriggio di rete 4 ottenne una media di 1.973.000 di telespettatori e uno share di 27.42%. Per la nostra analisi è da notare come anche nel caso di Seiya i sentimenti di Usagi non cambiano né nel manga, quando apprende che egli è in realtà una ragazza, né nell’anime quando scopre la sua capacità di cambiare sesso. I dubbi della ragazza sono incentrati solo sul suo impegno precedentemente preso con Mamoru, da cui alla fine tornerà in quanto sua anima gemella.

Anche se Usagi non è la protagonista di un amore romantico classificabile come appartenente alla sfera LGBT+, senza dubbio la sua concezione di amore romantico non è quella classica di una principessa Disney, ed è evidente che questo pensiero è condiviso da tutti i protagonisti del cartone che trattano le coppie non eterosessuali come coppie qualsiasi. Di conseguenza possiamo concepire ora come mai Sailor Moon sia stata presa come simbolo della comunità LGBT+, in quanto paladina dell’amore libero dagli schemi classici. Possiamo osservare come questo elemento all’interno di un cartone animato trasmesso negli anni ‘90 in tutto il mondo[16] fosse decisamente rivoluzionario, per nulla inscrivibile nei canoni di una favola occidentale dove l’amore romantico è esclusivamente quello di una donna per un uomo e viceversa.

Sono molti i casi di censura negli anime, nelle varie trasposizioni nazionali, rispetto ai manga: un altro esempio fra i tanti è quello di Georgie la cui documentazione è rimandata, per chi volesse approfondire, alla sitografia presente alla fine di questo articolo.

Le due facce del fandom di Sailor Moon

Abbiamo visto come reagirono a Sailor Moon le reti televisive e gli spettatori italiani, ma in America? Lo show non fu inizialmente apprezzato quanto in Italia, alla sua prima messa in onda nel 1995 si rivelò un flop. La responsabilità di questo insuccesso è da attribuirsi secondo alcuni[17] al fatto che l’adattamento non fosse congeniale ad un pubblico americano, secondo altri[18] invece, visto anche il grande successo riscontrato nel vicino Canada, le cause dell’insuccesso sarebbero stati gli orari di messa in onda, poco favorevoli rispetto alla fascia d’età destinataria del cartone, ovvero le 5 e 30 del mattino o l’orario di lezione per gli scolari. Fatto sta che poco prima del 2000 Sailor Moon cominciò a collezionare fan anche in America, grazie ai nascenti forum su internet che permettevano di reperire gli episodi in giapponese, sottotitolati dai fan stessi[19]. Quello che è interessante notare ai fini della mia analisi è la visione opposta dei due fandom principali americani di Sailor Moon: SOS! Save Our Sailors! (1995 2004) e Sailor Moon Uncesored-SMU (2000-2018). SOS! Save Our Sailors! nasce con lo scopo di riportare Sailor Moon sugli schermi delle televisioni americane.

È un caso di successo dell’attivismo dei fan, in quanto riesce a raccogliere decine di migliaia di firme online e offline, contatta le emittenti televisive tentando di dimostrare come in Canada l’industria dei giocattoli fatturasse milioni grazie al merchandise. SOS dichiara vinta la sua battaglia per la diffusione di Sailor Moon nel 2004, quando la serie passa in televisione grazie ad alcuni servizi di streaming.

Ma a che cosa è disposto a rinunciare SOS per la diffusione di Sailor Moon? Nella sua lotta per la popolarità del cartone SOS tralascia la questione della censura, vedendola come un male necessario da accettare per espandere la popolarità di Sailor Moon al maggior pubblico possibile. Molto contrari a questa visione è il gruppo di fan associatosi in risposta alle censure subite dal cartone, Sailor Moon Uncesored, che ritenevano preferibile la riduzione dei fan di Sailor Moon ai soli meritevoli, cioè a coloro disposti a fare la fatica necessaria per trovare le versioni originali degli episodi. Quando in un episodio della terza stagione Haruka e Michiru partecipano ad un concorso per la miglior coppia di fidanzati come cugine, la reazione di alcuni iscritti di SMU è di rabbia ed imbarazzo, come si può vedere da questo commento lasciato sul loro forum:

O.O… You’re kidding! Not only is the line stupid…but did she just say ‘cousins???? COUSINS? OH, DEAR GOD NO! This is every Sailor Moon fans’ worst nightmare, they’ve made Haruka and Michiru RELATED so as not to lead fans to believe they’re lesbians…Oh MY GOD NO. Not only that, but because of poor treatment to the dub, Cloverway forgot to remove a lot of lines concerning ‘Amara’s’ [Haruka’s] flirting, so now, fans will be led to believe they’re cousins AND lesbians. INCEST![20]

La storia del fandom di SMU è la storia di chi preferisce la qualità alla quantità. Elementi controculturali come la presenza di una coppia omosessuale sono per SMU ciò che rendono Sailor Moon quello che è, il motivo per amarlo.

Nei termini della mia analisi privare la serie di questi elementi sarebbe come spogliarla del suo interesse e renderla un prodotto mainstream uguale a molti altri. Non sorprende che sia la moneta che viene chiesta in cambio del successo.

Il fandom di SOS era pronto a pagare questa moneta in cambio della diffusione di massa dell’opera e il fatto che Sailor Moon è una delle massime espressioni della cultura pop giapponese diffusa in occidente lo si deve anche a loro, come si deve a Mediaset la popolarità del cartone in Italia. Ci possiamo chiedere se Sailor Moon nella versione censurata non venga privato del suo carattere essenziale.

Non sono solo i fan indignati come quelli di SMU a sostenere che la risposta sia no, ma anche l’autrice del manga è stata fortemente contraria alla diffusione di Sailor Moon sotto queste condizioni: ha infatti revocato i diritti al di fuori del Giappone poco dopo i primi anni duemila, diritti che ha sbloccato solo nel 2010 e grazie ai quali nel 2014 in Italia è andato in onda su Rai Gulp Sailor Moon Crystal, una versione animata estremamente fedele al manga.

Fight like a girl: il femminismo del girl power

Fight like a girl, combatti come una ragazza, in inglese era una espressione utilizzata per sottolineare la debolezza di un uomo incapace di difendersi, che implica la chiara inferiorità delle ragazze sul piano fisico. Oggi è una frase che possiamo trovare stampata come motto femminista sulle magliette che ritraggono la Silhouette di Sailor Moon. Ricordiamo ancora una volta il motto di Sailor Moon: essa si presenta dichiarandosi come una bellissima ragazza guerriera che indossa la sailor fuku, che è una rivisitazione della sua divisa scolastica, rispetto alla quale accentua le curve femminili chiaramente distinguibili durante la trasformazione.

Usagi si trasforma in una donna che sa di essere bella e forte, e trova nella sua esibita femminilità l’espressione del proprio potere. Da qui l’idea di Sailor Moon come icona femminista. Tuttavia, sono state rivolte molte obiezioni all’idea che Sailor Moon possa essere definita come una vera e propria icona femminista, in quanto il cartone ha avuto un discreto successo anche tra gli adulti come icona hot.

Nella pornografia giapponese è usuale trovare ragazze vestite con la divisa scolastica, oggetto che rimanda al periodo in cui si passa dall’innocenza dell’infanzia alla pubertà e quindi alla maturazione sessuale. Gli hentai[21] con protagoniste lolite sono molto diffusi. Questo argomento porta anche a suo favore la testimonianza della Takeuchi che in un’intervista rilasciata ha dichiarato che l’equipe che si è occupata di guidarla nella stesura del manga le ha imposto su alcuni punti una visione più maschile, anche se nella sua intenzione Sailor Moon rimane un’opera scritta da una femmina per le femmine. Grazie all’applicazione della visione di studiosi come Laura Mulvey[22] sorgono altri dubbi come il fatto che l’età anagrafica delle sailor è decisamente in contrasto con la loro rappresentazione grafica, le ragazze appaiono infatti già come donne quando all’inizio della serie hanno solo 14 anni[23].

Il corpo delle Sailor è il corpo di adolescenti sulla via dello sviluppo, un momento dove le ragazze hanno crisi emotive per i loro cambiamenti fisici.

Anche Usagi attraversa questa crisi, tentando di trasformare il suo corpo in quello di una ragazza piacevole agli occhi dei ragazzi, elemento a favore della tesi che nega il tratto femminista della serie. Nel terzo episodio della prima serie Usagi è disperata dall’aver preso 3 chili e nel tentativo di dimagrire arriva ad affamarsi e a svenire. Spesso nella serie le viene ricordato di stare attenta a non esagerare con il cibo, ma Usagi mangia sempre in modo esuberante e in quantità. Quello che è importante sottolineare è che la silhouette di Usagi non può essere definita in alcun modo grassottella. La sua figura è bensì asciutta e longilinea.

Un altro argomento fa riferimento al fatto che il suo fidanzato, Tuxedo Mask, interviene quasi sempre in suo soccorso per salvarla dai nemici.

Se ne può concludere quindi che le Sailor siano trattate come oggetti[24], che agiscono al massimo come “maschi onorari”, ma non come soggetti.

Al contrario Victoria Newsom sostiene la tesi che le Sailor abbiano l’apparenza di oggetti, ma che agiscano come soggetti in piena regola.

Per Newsom quello che Sailor Moon esprime con il suo motto è una espressione di un concetto noto come girl power. Newsom definisce il girl power, in un contesto statunitense, come la capacità per le giovani donne di acquisire potere personale mantenendo uno stile decisamente “femminile”, ed aggiunge che Il girl power è l’incorporazione più visibile del femminismo della terza ondata[25] nell’intrattenimento di massa. Il girl power soffre di un paradosso, si focalizza sul potere della femminilità, ma questo concetto della femminilità è quello del patriarcato. In questo senso la sailor fuku, mettendo in risalto le caratteristiche femminili delle Sailor è l’abito che le concede il potere ma che allo stesso tempo la incatena a una definizione di bellezza decisa dalla società patriarcale.

Ma proprio per questo non si può negare che Sailor Moon sia una icona femminista della terza ondata: per essere parte del team delle Sailor è necessario essere femmine e queste femmine sanno combattere come maschi ma non hanno bisogno di diventare maschi per combattere, anzi al contrario, personaggi genderfluid come Haruka diventano femmine proprio quando devono combattere. Inoltre, la Sailor più potente di tutte è proprio Usagi, colei che ha tutti i difetti e i problemi di un’adolescente comune, ma al contempo è in grado di combattere con il potere della cura.

Mentre gli attacchi delle altre sailor coinvolgono il fuoco, il tuono e in generale possono a volte risultare maschili, i poteri di Sailor Moon sono caratterizzati da tratti femminili, lei stessa spesso si rifiuta di combattere con la violenza, grazie alla sua capacità di empatia e compassione, tratti tipicamente femminili.

C’è da aggiungere in conclusione che, come già accennato nella prima parte, è sempre Usagi a dover, infine, salvare Tuxedo Mask, che, come viene ricordato da lui stesso, è l’alleato più debole della protagonista.

Figura 4. Le guerriere Sailor del sistema solare interno. Art. 70 Legge 633/1941, in particolare i commi 1, 1-bis e 3. 1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma. 2. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento, il quale fissa la modalità per la determinazione dell’equo compenso. 3. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta.

Conclusione

Sebbene Sailor Moon abbia l’apparenza di una favola scontata, gli elementi e le trame secondarie presenti al suo interno ne fanno un’opera non banale. Gli spettatori possono scegliere di vedere solo “il lato chiaro” di Sailor Moon, la storia d’amore a lieto fine, ma non c’è dubbio che quest’opera abbia al suo interno anche aspetti più controversi che la rendono stratificata e più complessa di ciò che sembra essere ad un primo impatto. L’esistenza dei due volti di Sailor Moon è ben spiegata dalla citazione dal libro Warriors of Legend: Reflections of Japan in Sailor Moon di Jay Navok e Sushil K. Rudranath:

Sailor Moon thus tells two tales. One is the overt, obvious narrative of a battle between good and evil. The other is a quieter, more subtle tale, resting in subtext and implication. This second story is not a true “story” in the sense of having a definitive beginning, middle and end. Rather it is a series of background details, that weave together the lives of the main characters into a mosaic tapestry.

I temi dell’omosessualità, dell’identità sessuale e l’agency, che Sailor Moon e le sue amiche hanno come donne all’interno del manga e dell’anime, mi portano a concludere che Sailor Moon sia stato un prodotto rivoluzionario per i suoi tempi, dotato di elementi controculturali in confronto a ciò che dominava il mercato dell’intrattenimento per i bambini e per i giovani adulti negli anni ’90 in occidente. Sebbene i suoi elementi mainstream possano essere quelli che ne hanno determinato l’iniziale diffusione, ciò non ha tolto importanza o risonanza al messaggio nel sottotesto. L’impatto di opere come Sailor Moon sull’animazione occidentale è riscontrabile in prodotti recenti come l’adattamento di She-ra da parte di Netflix, Miracoulus Lady Bug e Steven Universe. E questi sono solo alcuni esempi di storie in cui troviamo coppie omosessuali, individui transessuali e non binari, nonché forti personaggi di sesso femminile. In questi cartoni, gli omaggi, gli easter eggs e i riferimenti a Sailor Moon sono molto diffusi ed alcuni autori hanno anche apertamente dichiarato di essersi lasciati liberamente ispirare dalla storia della paladina giapponese.

Nel mondo di oggi, presi dalla frenesia e dalla noncuranza degli affetti, si sono persi dei valori che per secoli hanno rispecchiano la Vita Buona in tutta la storia della filosofia, dall’antichità alla contemporaneità. Le protagoniste, infatti, rispecchiano in toto la filosofia giapponese e il loro culto, dove il rispetto verso il prossimo è uno dei pilastri della cultura del paese del Sol Levante. Chi conosce bene il mondo nipponico e la sua filosofia giapponese può già intuire cosa ci accingiamo a descrivere in questo articolo: il segreto dell’ospitalità giapponese o, per usare un loro termine, l’Omotenashi. Ma che cosa è nello specifico? Per dare una risposta a questo quesito è meglio iniziare dalle basi e spiegare il significato di questa parola molto brevemente. Come spesso accade in Giappone la parola ha un doppio significato, poiché molto spesso composta da due o più ideogrammi, i caratteri tipici della scrittura giapponese. In una prima analisi ci accorgiamo della presenza di Omote, superficie, e Nashi, meno: letteralmente sarebbe meno superficie, ma a livello umano assume il significato di disinteressato, sincero. In una seconda analisi però ci accorgiamo della presenza della O all’inizio del termine, che completa il termine Mote, portare, e la presenza del termine nashi, riuscire: che vuol dire, quindi, servire, completare.

In questa origine della parola troviamo il tratto distintivo tra la cultura dell’Omotenashi giapponese e quella, occidentale, dell’ospitalità, anche se ormai perduta nell’odio che domina il nostro tempo. Nella cultura giapponese il mettersi a servizio dell’altro è sempre fatto senza una relazione di dominanza e senza aspettativa o qualcosa in cambio, attingendo nella parte profonda della nostra coscienza umana, che in qualche modo è andata perduta. La teoria del sacrificio è ancora più semplice da individuare nei nostri eroi creati dai nipponici: sono disposti a tutto pur di salvare il pianeta su cui vivono. La cultura giapponese dell’Omotenashi può anche essere integrata con la sua “cultura gemella” che deriva dalla religione giapponese: lo shintoismo. Esso, infatti, prefigura il superamento dell’egoismo e vede la realizzazione della vera identità umana nell’adozione dell’altruismo, dell’umiltà, dell’amore e sincerità. Nella cultura occidentale, la storia del sacrificio è radicata fin dalle origini della società umana, sia la religione che la filosofia sono piene di esempi e racconti in cui si narrano sacrifici; emblematico per la religione ebraica è il sacrificio di Isacco che Dio richiede ad Abramo come prova di fedeltà e di lealtà nei suoi confronti. Il segreto di questo sta anche qui nell’etimologia della parola; in origine il sacrificio aveva un significato prettamente religioso, ovvero il dono offerto agli dèi; è questa la chiave di lettura della parola sacrificio in queste produzioni: mettersi a disposizione degli altri ed annullarsi per aiutare il prossimo.

In una seconda analisi, constatiamo che la parola sacrificio nel corso della storia della filosofia ha assunto diversi significati seguendo sempre la stessa corrente di pensiero e abbandonando quasi il significato primordiale assumendo diversi significati.

La filosofia contemporanea in particolare ha ripreso il dibattito su tale parola e trovando in Soren Kierkegaard e Nietzsche le massime espressioni a riguardo nella filosofia dell’800. Il primo riavvicina la sua parola all’originale termine cristiano, il secondo ne esalta invece la sua etimologia greca. Il filosofo danese, nel suo Diario, esprime il suo pensiero a riguardo con questa frase molto esplicita ovvero “Stare uniti per essere sacrificati; stare uniti per evitare di essere sacrificati; stare uniti per riguadagnare le cose terrestri: ecco il climax anticristiano”: con queste parole, Kierkegaard intende mostrare ai suoi lettori e studiosi come il cristianesimo abbia subito una parabola discendente tale da averlo portato dall’accettazione originaria del sacrificio in primis, al rifiuto del sacrificio poi e all’attenzione per le sole cose terrestri come ultimo step.

Per Kierkegaard la questione è semplice: tornare al cristianesimo originario e al sacrificio; esso quindi non dev’essere compiuto facendo della necessità una virtù. Nietzsche invece tratta la tematica del sacrificio nel testo Al di là del bene e del male che va in totale opposizione al pensiero di Kierkegaard in quanto il filosofo tedesco distrugge il significato cristiano del termine, esaltando il suo lato greco e mitologico. Gli contrappone anche un termine ben preciso l’Übermensch: chi sacrifica sé stesso e gli altri senza risentimento ma solo per il dovere che gli viene soltanto dalla sua natura e nella consapevolezza che il dolore non ha alcunché di redentivo o di salvifico. Detto altrimenti, per usare una figura introdotta da Nietzsche, l’Oltreuomo non compie il sacrificio per spirito di risentimento o per vendetta, ma per il bene dell’umanità, alla luce del fatto che individuo e specie non possono essere scissi.

Il sacrificio come lo intende il filosofo è quindi l’esatto contrario di quello cristiano: lungi dall’essere un annullamento di sé, è un proprio autopotenziamento, una piena e totale attuazione della propria potenza e del proprio essere. Questa accezione però è ben lontana anche dal significato che lega il termine sacrificio al termine Omotenashi, ma è molto più vicina all’individualismo e all’egoismo di cui ormai è pregna la nostra società. Pensandoci bene non è proprio questo il messaggio che Bunny e le sue amiche, le guerriere Sailor, vogliono darci? Loro, infatti, rispecchiano a pieno questo mix di culture sopradescritte, in quanto incarnano alla perfezione sia l’accoglienza sia il sacrificio. Per essere gruppo, infatti, le ragazze sacrificano sé stesse per il bene degli altri e sono esempio di gentilezza e cordialità per tutti e 200 gli episodi dell’anime. Un monito per tutti, non solo per i più giovani, è quello di imparare a riscoprire questi anime, contenitori di principi puri e semplici che dovrebbero essere alla base della buona convivenza tra gli esseri umani, portatori sani di questi valori.

Nella società odierna noi siamo abituati ad essere individui soli ed egoisti, con la tendenza al male. E di nuovo qui la cultura giapponese può insegnarci molto.

Infatti, nel mondo moderno la tradizione dell’Omotenashi è rimasta ben salda nella società nipponica; emblematico è il caso di un Hotel situato a Tokyo, che applica proprio l’Omotenashi (articolo uscito su Il sole 24ore in data 21 giugno 2016), ma non è l’unico esempio: il noto marchio di automobili di lusso, la Lexus, ha recentemente applicato la cultura Omotenashi nipponica alle regole della propria azienda, per offrire un maggior servizio e una maggiore cortesia alla loro clientela.

Siano di monito per noi anche questi pochi esempi che sono molto vicini a noi e alla cultura mondiale. Una cultura disposta all’accoglienza verso il prossimo da prendere davvero come esempio per migliorare sé stessi.

Bibliografia

  • Bailey, Catherine E. «Prince Charming by Day, Superheroine by Night? Subversive Sexualities and Gender Fluidity in Revolutionary Girl Utena and Sailor Moon». Monash University, 2017. doi:10.4225/03/59227CFD65816.
  • Bochicchio, Vincenzo, Cristiano Sgandurra. (2024). Psicologia dell’identità di genere. Bologna: Il Mulino
  • Butler, Judith. (2017). Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identità. Roma-Bari: Laterza
  • Caltagirone, Calogero, Cettina Militello (2015). L’identità di genere. Pensare la differenza tra scienze, filosofia e teologia. Bologna: EDB
  • Close, Samantha (2017). Moon Prism Power! Censorship as adaptation in the case of Sailor Moon. Participations. Journal of Audience & Reception Studies, 14, n. 1
  • Craig, Timothy J. (cur.). (2000). Japan Pop! Inside the World of Japanese Popular Culture, New York: M.E. Sharp, inc.
  • D’Agostino, Francesco (2012). Identità sessuale e identità di genere, Milano: Giuffrè Editore
  • Erickson-Schroth, Laura, Benjamin Davis (2021). Genere e identità. Una introduzione, Roma: Luiss University Press
  • Frana, Massimo (2010). Filosofia di genere. Un libro per la cura dell’omofobia. Roma: Croce Libreria
  • Hemmann, Kathryn. “Short Skirts and Superpowers: The Evolution of the Beautiful Fighting Girl.” U.S.-Japan Women’s Journal, no. 47 (2014): 45–72. http://www.jstor.org/stable/26401943.
  • Héritier, Francoise (2002). Maschile e femminile. Il pensiero della differenza. Roma-Bari: Laterza
  • Navok, Jay, Rudranath, Sushil K., Warriors of Legend: Reflections of Japan in Sailor Moon. South Carolina: BookSurge, LLC North Charleston
  • Newsom, Victoria Anne (2004). Young Females as Superheroes Superheroines in the Animated Sailor Moon. Femspec, 5, n.2
  • Raffaelli, Luca (2018). Le anime disegnate. Il pensiero nei cartoon da Disney ai giapponesi e oltre. Latina: Ampliata, Tunué
  • Rigobello, Laura, Francesca Gamba (2022). Disforia di genere in età evolutiva. Sostenere la ricerca dell’identità di genere nell’infanzia e nell’adolescenza. Milano: FrancoAngeli
  • Romanello, Elena (2009). Sailor Moon. La bella ragazza guerriera. Roma: Iacobelli
  • Ruspini, Elisabetta (2023). Le identità di genere. Roma: Carocci
  • Ruspini, Elisabetta (2014). La ricerca di genere. Roma: Carocci

Sitografia


[1](美少女戦士セーラームーン, lett. “La bella ragazza guerriera Sailor Moon”).

[2](魔法少女 lett. “ragazza magica”).

[3](戦隊モノ “gruppo d’attacco”).

[4]Altri esempi futuri sono Tokyo MewMew, Pretty Cure, Mermaid Melody, ma possiamo anche fare esempi italiani come Witch e Winx Club.

[5]Gruppo Giochi Preziosi S.p.A. è un’azienda italiana con sede a Cogliate e proprietaria di Giochi Preziosi S.p.A., leader del mercato italiano nel settore dei giocattoli tradizionali, fondata nel 1979 da Enrico Preziosi. Ha prodotto merchandise e bambole di Sailor Moon dal 1995 al 2011, con licenza rilasciata dalla Toei Animation. Gli articoli si trovano adesso sul mercato online del vintage e sono molto richiesti dai collezionisti.

[6]Nell’adattamento di Mediaset del 1995 viene tradotto così: “Sono la paladina della legge, sono una combattente che veste alla marinara, io sono Sailor Moon e sono venuta fin qui per punirti, in nome della Luna!”

[7]Il termine idol si riferisce a un adolescente che diventa molto popolare nel mondo dello spettacolo, specialmente come cantante.

[8]Il disegno nei manga è rappresentativo della caratterizzazione dei personaggi. In particolare, il disegno di occhi piccoli e affilati simboleggia un potenziale personaggio cattivo o che esprime meno le sue emozioni rispetto a quello di occhi grandi a forma di cerchio che caratterizzano un personaggio emotivo e tendenzialmente buono.

[9]Il design dell’abito di Black Lady è stato ricopiato da una controversa pubblicità di un profumo di nome “Opium” di Yves Saint Laurent, che nel 1977, anno di uscita del prodotto, destò polemiche per il suo nome provocatorio.

[10]Un’acconciatura femminile tipica giapponese composta da due crocchie poste ai lati della testa e a volte munite di code.

[11]Apollodoro, Paolo Scarpi (cur.), I miti greci, Libro I, 7, 34-37 (1996). Milano: Mondadori.

[12]Serenity è bionda ma sua madre che viene chiamata Queen Serenity porta gli odango con le code argentate e nella traduzione italiana il suo nome è stato tradotto con Selene. In un episodio sostiene di discendere proprio dalla dea della luna.

[13]Nell’antefatto Serenity ed Endymion muoiono come Romeo e Giulietta, questo elemento tragico è però rimosso dall’immortalità del loro spirito, che infatti si reincarna in Usagi e Mamoru.

[14]Vi sono varie versioni di questa leggenda asiatica che nasce in India per poi diffondersi in Cina e in Giappone, alcuni dettagli cambiano ma il sacrificio del coniglio e la sua ricompensa, che è ciò che interessa alla nostra analisi, rimangono invariati.

[15]La prima versione del doppiaggio diretta da Nicola Bartolino Carrassi non prevedeva la sostituzione da parte di sorelle gemelle dei three lights.

[16]In Giappone l’omosessualità non è un tabù quanto in Occidente, ma la popolarità di prodotti contenenti queste storie era rimasta sino ad allora relegata alla terra del Sol Levante.

[17]Allison, Anne, Millennial Monsters: Japanese Toys and the Global Imagination, Berkeley: University of California Press, 2006.

[18]Miller, Julie, Fine-Tuning for Next Season, Kidscreen 1 Feb. 1996.

[19]Fenomeno conosciuto come fundubbing, ancora attuale, sebbene in calo grazie all’avvento di piattaforme dell’intrattenimento come Netflix o Cruchyroll che dispongono di sottotitoli professionali tradotti in molte lingue.

[20]Wheeler, Bednarski, and Gould, Sailor Moon Uncensored: episode 95, Fan-Website. Sailor Moon Uncensored, 2000.

[21]Pornografia giapponese a fumetti.

[22]Inventrice dell’espressione “male gaze” letteralmente sguardo maschile.

[23]Alla fine della quinta serie ne hanno 19.

[24]Inteso come oggetti del desiderio maschile.

[25]L’espressione del femminismo della terza ondata si deve ad un articolo sulla rivista Ms. dal titolo “Becoming the third wave” di Rebecca Walker (1992), tale espressione del femminismo si concentra sul concetto di personale (empowerment).