Non dovremmo essere qui

First online: 20/12/2025

Valerio Rossi Albertini, Consiglio Nazionale delle Ricerche, fisico divulgatore per la RAI

E-mail: valerio.rossialbertinitiranni@cnr.it

doi: 10.14672/VDS20256ED21

(https://levocidisophia.it/2025/11/30/editoriale-7/)

(https://doi.org/10.14672/VDS20256ED21)

Qui il sesto numero della rivista.

Nel mondo greco, in cui è stato inventato, il termine Armonia esprimeva il concetto di equilibrio, di perfetta proporzione, di corrispondenza tra le parti.

L’armonia doveva disciplinare la creazione artistica e i rapporti tra gli uomini.

Ma il più alto significato era quello attribuito all’Universo intero. Le leggi che lo governano sono in tale perfetto accordo che Kosmos, in greco antico, è uno dei sinonimi di ordine.

Quasi sempre le convinzioni dei filosofi greci riguardanti la Fisica del mondo si sono rivelate arbitrarie o scorrette. I costituenti della materia non sono le quattro sostanze di Empedocle, terra, aria, acqua e fuoco. La Fisica di Aristotele contiene talmente tanti errori di valutazione da aver fuorviato gli scienziati per secoli prima della comparsa di Galileo. Perfino Democrito e Leucippo, che pure avevano avuto la felice intuizione degli atomi, li immaginavano completamente diversi da quelli reali, e dotati di caratteristiche stravaganti e fantasiose.

Gli unici che abbiano lasciato un’eredità di valore scientifico sono quei pochi che avevano eseguito esperimenti con strumenti alla loro portata, come specchi, pozzi e bastoni di Archimede ed Eratostene.

È quindi tanto più sorprendente che l’Armonia attribuita all’Universo, basata su osservazioni svolte senza l’aiuto di alcuno strumento sofisticato e su un sistema tanto più grande degli oggetti da loro utilizzati, si sia rivelata un concetto tanto fecondo.

Più studiamo l’Universo, più ci accorgiamo che l’esistenza delle galassie, del nostro mondo, e di noi stessi, è possibile grazie ad un equilibrio tanto perfetto, quanto improbabile e irragionevole.

Cominciamo dalla legge di gravitazione universale, enunciata da Newton e perfezionata dalla teoria della relatività generale di Einstein.

I corpi grandi e piccoli, dalle stelle alla mela, si attraggono reciprocamente in proporzione inversa al quadrato della distanza.

In termini matematici la forza dipende dalla distanza elevata al coefficiente -2.

Noi siamo abituati ad accettare pacificamente questo fatto sperimentale. Ma se tale coefficiente fosse diverso da -2, anche solo di quantità infinitesime, la stabilità delle galassie sarebbe compromessa. Le stelle non si aggregherebbero in ammassi, i pianeti non avrebbero orbite regolari, i satelliti sfuggirebbero o precipiterebbero al suolo.

E su una scala ancora più fondamentale, l’altra grande legge di attrazione, quella tra le cariche elettriche, è governata dalle stesse proporzioni. Anche le cariche elettriche si attraggono con una forza che è inversamente proporzionale al quadrato della distanza. E come i pianeti non potrebbero orbitare regolarmente intorno alla Stella madre, così gli elettroni non potrebbero trovarsi in una condizione stazionaria intorno ai propri nuclei. Il risultato sarebbe il collasso della materia. Non sappiamo esattamente con quali conseguenze, ma certamente niente di ciò che esiste, apparirebbe come lo conosciamo.

Allo stesso modo, i rapporti tra le quantità che contraddistinguono le particelle elementari sono calibrati con una tale precisione, che una minima variazione sconvolgerebbe il loro comportamento e, quindi, quello di tutta la materia dell’Universo.

Anche restringendosi dalla scala cosmica a quella locale, del nostro sistema solare, l’esistenza stessa del sole e dei pianeti è dovuta ad una concomitanza fortuita di circostanze assolutamente improbabili.

Secondo le teorie più accreditate, l’addensamento di materia che ha portato alla formazione del sistema solare è stato causato dall’esplosione di una supernova. La stella che ha generato la supernova si trovava lì per caso. Se non ci fosse stata, non sarebbe mai esistito il sistema solare. Ancora più sorprendente è che questa stella non solo ci fosse, ma che si trovasse anche alla distanza giusta. Fosse stata troppo lontana, l’onda d’urto non sarebbe stata in grado di comprimere efficacemente la polvere che poi ha dato vita al sole ed ai pianeti. Fosse stata troppo vicina, anziché addensare la polvere, l’avrebbe ulteriormente dispersa, con il medesimo risultato: Niente sistema solare.

E invece, a dispetto di ogni probabilità, si sono prodotte le condizioni per cui il nucleo di questa nube addensata si è acceso, dando origine al sole. Il vento solare investe lo spazio circostante, allontanando la materia leggera, che da’ origine ai pianeti gassosi. La materia più densa, invece, rimane in prossimità e si è trasforma in Mercurio, Venere, Terra, Marte.

Ma, tra i quattro fortunati, soltanto la Terra era in posizione favorevole per essere scaldata di quel tanto che l’acqua presente sulla sua superficie non si trasformasse tutta in ghiaccio e, tuttavia, non evaporasse completamente, costituendo il brodo primordiale per la vita.

Vita che è comparsa e si è conservata a causa di altre condizioni, anch’esse estremamente improbabili. Una stella, oltre che emettere luce visibile, emette fatalmente anche raggi ultravioletti e particelle elettricamente cariche, entrambi capaci di sterilizzare ogni forma di vita.

Ma ecco, quasi miracolosamente, comparire due entità che contrastano e bilanciano questi effetti letali.

La fascia di ozono negli strati alti dell’atmosfera, che blocca i raggi ultravioletti, e il campo magnetico terrestre, che devia il flusso delle particelle cariche, proteggendo la superficie terrestre.

Ma non finisce qui. Perfino Giove e la Luna sono indispensabili alla nostra sopravvivenza. Giove, con la sua massa, attira verso di sé i corpi celesti vaganti, risparmiando alla Terra un bombardamento di asteroidi che, a lungo andare, sarebbe stato devastante. La Luna formata probabilmente a seguito di un altro evento assolutamente imprevedibile, l’impatto con un piccolo pianeta, con la sua pur modesta forza di attrazione, agisce tuttavia come un’ancora spaziale, regolarizzando e stabilizzando il moto della Terra, preservando così i delicati equilibri degli ecosistemi.

Effetti nefasti evitati da guardiani comparsi insperabilmente come “dèi” ex machina; circostanze improbabili verificatesi proprio nel posto e al momento giusto; valori delle costanti fondamentali bilanciate in maniera mirabile affinché il grande teatro cosmico potesse essere agibile e ospitare una sterminata compagnia di attori. Se questa non è Armonia…