Recensione di Stefania Lombardi a “Da che parte stai? Tutti siamo chiamati a scegliere“

First online: 18/12/2025

Qui il sesto numero della rivista.

L’immagine, di proprietà dell’editore, è qui utilizzata solo ai fini previsti di trattazione del testo e d’incentivare la conoscenza e la diffusione dell’opera.

Recensione di Stefania Lombardi, Università europea di Roma, ORCID ID: 0000-0003-3545-1170

E-Mail: stefania.lombardi@cnr.it

Doi: 10.14672/VDS20256RE18

(https://levocidisophia.it/2025/12/10/recensione-2-2/)

(https://www.doi.org/10.14672/VDS20256RE18)

Titolo: Da che parte stai? Tutti siamo chiamati a scegliere

Autori e Curatori: Pietro Grasso, Emiliano Pagani, Alessio Pasquini, Loris De Marco

Formato: 17.4 x 1.7 x 24.6 cm, 144 p.

Editore: Tunué, Latina, 2025

Questa storia inizia con un bambino…

Si apre così la graphic novel “Da che parte stai? Tutti siamo chiamati a scegliere” che vede coinvolto nella sceneggiatura Emiliano Pagani che ha onorato con un editoriale il presente sesto numero della rivista “Le voci di Sophia”.

Non c’è un punto dopo tale frase; troviamo, invece, tre puntini di sospensione perché è, appunto, un inizio in fase di costruzione, una costruzione collettiva che parte dall’innocenza dell’infanzia, da un bambino, appunto.

“Da che parte stai? Tutti siamo chiamati a scegliere” pur nutrendosi di rigore storico e politico, sfiora una dimensione profondamente umana e poetica, dove l’innocenza e la sofferenza del bambino diventano il simbolo di una responsabilità morale che travalica il tempo e le generazioni.

Il racconto si apre con Giuseppe Letizia, un bambino di 13 anni, vittima innocente e involontaria di un delitto mafioso nel lontano 1948. La sua testimonianza silenziosa diventa la scintilla che accende la coscienza civile, e quella stessa testimonianza viene interiorizzata dal giovane Pietro Grasso, che ascolta la notizia con il padre, in un momento di presa di coscienza collettiva.

Questa storia inizia con un bambino. Mio padre, Pietro Grasso.

Viene ripetuta la frase dell’inizio ma qui c’è un punto perché è stato raccolto, interiorizzato e puntualizzato il primo lascito nella mente e nel cuore di un Giovane Pietro Grasso.

Viene presentato come il suo imprinting che condizionerà una vita intera, una vita che si vuol spendere dalla parte giusta: quella dell’onestà e della moralità, di una coscienza che non si può anestetizzare nonostante il marcio che c’è intorno e, forse, proprio per quello!

Come si può comprendere da questa seconda frase che fa eco a quella di inizio racconto, nel cuore dell’Italia segnata dalla criminalità organizzata, un altro bambino, il figlio di Pietro Grasso, fa da voce narrante della storia, ponendosi alla fine in una posizione di ironica, tragica autorità: è costretto a proteggere Giovanni Brusca, il boss che da ragazzo voleva rapirlo e fargli del male. Questa inversione di ruoli diventa cifra di una riflessione cupa ma lucida sul destino, sulla giustizia e sul non abbandonarsi al rancore, in un’Italia che tenta di fare i conti con il proprio passato.

Questo sono io. E questo è stato il preciso momento in cui ho capito che niente sarebbe più stato a posto, per parecchio tempo.

Dopo il passaggio dal bambino Giuseppe Letizia (e che resterà bambino per sempre e , per questo, quei puntini di sospensione simboleggiano anche il suo mancato futuro, il suo futuro rubato da Cosa Nostra) al bambino Pietro Grasso, con la consegna emotiva di quel macigno di un’infanzia che non c’è più e che prova a sopravvivere nella costruzione identitaria in un’altra infanzia, quella di Pietro Grasso, presentataci con la seconda frase, ecco la terza frase chiave, con l’ulteriore passaggio di consegne in cui il macigno fa comprendere che niente sarebbe stato più a posto e che sarebbe stato così per molto tempo; un tempo che non è solo la sedimentazione di una consegna, ma sono i tempi lunghissimi di sopravvivenza e organizzazione capillare di Cosa Nostra e quelli di chi si oppone, in virtù di quei valori umani che non si possono ignorare, di chi sa da che parte stare.

L’etica, la moralità, l’abnegazione e la filosofia del pool antimafia vivono fra le pagine di questo libro, anche quando sono presentate le varie loro uccisioni, anche quando Borsellino sapeva benissimo che dopo Falcone sarebbe toccato a lui e si preoccupava soprattutto per la sua scorta, giovane e con una vita tutta da vivere per riempire quei puntini di sospensione e perché non si può e non si deve accettare un punto messo da qualcun altro.

La graphic novel, pur mantenendo la fedeltà agli eventi reali, sviluppa un discorso filosofico sull’identità e sulle scelte che definiscono chi siamo, nel senso esistenzialista di autodefinizione dello spirito e della responsabilità. Il percorso dei tre bambini, ognuno con la sua epoca, rappresenta la necessità di una memoria viva e attiva, che è insieme dolore e speranza. Attraverso il filtro poetico e visivo del fumetto, la narrazione raggiunge una dimensione emotiva intensa, suscitando non solo conoscenza storica, ma soprattutto empatia e un richiamo forte all’impegno civile.

In conclusione, “Da che parte stai?” è più di un documento storico o di un semplice racconto di lotta antimafia: è una metafora struggente delle scelte quotidiane in cui siamo chiamati a riconoscerci, un invito a essere protagonisti consapevoli della propria esistenza e della costruzione di una società giusta. La chiusura con l’eredità morale pronunciata dal figlio di Pietro Grasso a Brusca incarna il paradosso e la complessità del confronto con il male (banale e non radicale come il bene, per parafrasare Arendt), ma anche la necessità, in un mondo imperfetto, di trovare un senso nella resistenza e nel non abbandonarsi a reazioni “di pancia”, sebbene umane e comprensibili.

Questa opera è, dunque, un esempio di graphic novel capace di unire rigore narrativo, approfondimento storico e peso filosofico a una sensibilità estetica e poetica rara nel genere, fornendo un contributo significativo non solo alla letteratura antimafia, ma anche al dibattito educativo e civile contemporaneo.

E, da ultimo, un poetico saluto di commiato a Maria, moglie del fu bambino Pietro Grasso e madre del fu bambino Maurilio Grasso.

Maria, scomparsa di recente e che adorava i disegni della graphic novel.

Maria, che con la sua schiena dritta ha sempre sostenuto il marito nella scelta difficile di una vita reclusi, quando dovrebbero essere reclusi i criminali e non chi sceglie di fare la cosa giusta.

La cosa giusta è l’esatto contrario di Cosa Nostra (conosciuta come mafia), oltre a ricordare un ben noto film di Spike Lee, Fa’ la cosa giusta (Do the Right Thing), appunto, come sottolinea Geppi Cucciari nella sua introduzione che rende un caloroso omaggio ai protagonisti narranti e che lei conosce personalmente.

Nei momenti di crisi di Pietro, Maria c’era, Maria lo spronava, Maria gli ha ricordato quel bambino da cui tutto è cominciato, con i puntini di sospensione rubati e dell’eredità del bambino Pietro che ha poi plasmato, volente o nolente, il bambino Maurilio. Bambini mai dimenticati e che riaffiorano tutti nel confronto finale fra Maurilio Grasso e Brusca, per quei puntini di sospensione che non meritavano un punto.