Recensione di Stefania Lombardi a “RESTITUZIONE. Dialogo su resti, eredità, gratitudini“

First online: 28/12/2025
Qui il sesto numero della rivista.

L’immagine, di proprietà dell’editore, è qui utilizzata solo ai fini previsti di trattazione del testo e d’incentivare la conoscenza e la diffusione dell’opera.
Recensione di Stefania Lombardi, Università europea di Roma, ORCID ID: 0000-0003-3545-1170
E-Mail: stefania.lombardi@cnr.it
(https://levocidisophia.it/2025/12/10/recensione-5/)
(https://www.doi.org/10.14672/VDS20256RE21)
Titolo: RESTITUZIONE. Dialogo su resti, eredità, gratitudini
Autrici: Maria Letizia Proietti, Silvia Manca
Formato: 16.1 x 1 x 21.6 cm, 96 p.
Editore: Magonza, Arezzo, 2025
Ama ciò che resta
(Frase attribuita a Frida Kahlo)
Ecco il nostro essere esposti ai resti: resti di torte, di razzi e droni di guerre in corso, di milioni di satelliti lanciati nello spazio, di reattori nucleari – quello di Černobyl si è rimesso a funzionare – resti di…noi stessi che adesso la pandemia ha moltiplicato e che si fatica a smaltire, che non si potrà mai smaltire del tutto, fino a doversi chiedere se il resto sia di questa scena o se questa scena stessa non sia un resto – in qualunque lingua sia detto – come anche l’abisso che è già la nostra bocca aperta, ancora prima di inghiottire o restituire, gridare, cantare, parlare (22-23).
Quando si scrive una recensione per una rivista scientifica, solitamente il procedimento ricalca quello di un articolo scientifico e di una tesi: premessa, confronto con l’esistente nel campo d’indagine, contributo originale degli autori, conclusioni e possibili follow up.
Non sempre si può fare.
Per quanto personalmente riguarda la scrivente non si può fare per il libro “Restituzione”.
Questo confronto/dialogo scritto fra due donne, una delle quali ha seguito i corsi universitari dell’altra, è diverso da ogni genere e non può esserci un vero confronto con la letteratura esistente sul tema.
Ricorda le pubblicazioni sugli scambi epistolari. Ma tali scambi erano nel tempo dell’attesa.
Gli scambi in “Restituzione” si avvalgono di tecnologie recenti: gli smartphone et similia con possibilità di scambi grafici oltre che di scrittura.
A proposito di scrittura, il loro stile è fluido e omogeneo, quasi una danza, un ritmo cadenzato fra elementi.
La prima “Restituzione” è la gratitudine, a cominciare dall’estrema gratitudine verso i propri maestri. Una gratitudine che porta a una spinta impellente di restituire quanto si è avuto in dono. La ricerca stessa è una forma di restituzione perché è votata a restituire alla società le ultime scoperte. Infatti, nel mito della caverna di Platone, il prigioniero che era uscito fuori e si era liberato da quel mondo di ombre, dopo fa ritorno nella caverna per provare a liberare anche gli altri a costo di cadute, inciampi, derisioni. Conta la restituzione e quel che resta di noi.
Respingerlo però, non avrebbe forse voluto dire aver dimenticato di essere lì anche per uomini come Giuda? I portatori di tristezza, i problemi ambulanti, i diabolici che sempre negano o contraddicono (17).
Le due accademiche che intrecciano l’ordito e le trame, il loro intreccio del loro continuo scambio, si sono quasi sempre soffermate sull’analisi di ogni possibile senso dei resti di quel restituire, dei resti del vissuto e del non vissuto, dei resti in generale.
Il loro scambio continuo va oltre le pubblicazioni esistenti di conversazioni filosofiche perché non ha la struttura di una conversazione affidata alla scrittura, ma della filosofia viva che si attua attraverso il linguaggio attivo in un confronto diretto e costante. Si fonda nelle trame della trasmissione orale anche se restituita in forma scritta, in quei passi armonici dove c’è quasi una fusione tra i due linguaggi e le due scritture.
I resti grafici presentati sono una via parallela per permettere anche alla vista il senso dei resti e della restituzione.
Perché, come si è detto, la restituzione è anche un dono. Di questi resti vi si porge il dono.
Per dirla con Derrida: il chi, in quanto resti dei suoi resti, è tutto, salvo i suoi propri resti, ma non è niente fuori di essi. Non è mai salvo, salvo i suoi resti, salvo dai suoi resti.
