Recensione di Davide Orlandi a “La Consegna”.

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First online: July 28, 2026

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Recensione di Davide Orlandi, Universidad de Granada – ORCID ID: 0009-0007-2102-625X

E-Mail: orlandi.dav@tiscali.it

Doi: 10.66565/voci.2026.7.RE.25

(https://levocidisophia.it/2026/07/02/recensione-1-call7/)

(https://doi.org/10.66565/voci.2026.7.RE.25)

Titolo: La Consegna

Autore: Antonio Bellingreri

Formato: 12.3 x 1.4 x 19.7 cm, 176 p.

Editore: Morcelliana

Intero numero qui

Il libro “La Consegna”, scritto dal professor Antonio Bellingreri, docente presso l’Università degli Studi di Palermo, è una riflessione (in stile fenomenologico-ermeneutico) che si concentra su uno studio accurato della personalità umana e dell’idea di educazione di quest’ultimo, del suo sviluppo personale e della sua maturazione: si tratta di “andare alle cose stesse, ossia muoversi incontro al senso del reale che si offre di prendere e vedere quanto si mostra” (E. Husserl, uno dei primi filosofi che si sofferma sul concetto di persona, elemento centrale del libro “La Consegna”). 

Un altro autore a cui il professor Bellingreri si rifà nella stesura del suo libro è Ricoeur, il quale sosteneva che l’uomo viene originariamente consegnato alla storia ed al mondo, proprio perché attraverso queste due componenti l’uomo può vivere il suo presente come frutto dell’insegnamento ricavato dal passato, così da modificare e migliorare il proprio futuro; inoltre secondo Ricoeur, solo mettendosi di fronte ai testi l’uomo può leggere dentro di sé e comprendersi. Secondo lui, infatti, l’uomo è originariamente consegnato alla storia, ad un momento specifico di essa, e può da qui far partire una riflessione sul proprio passato e sulla sua storia, come questi abbiano influenzato il suo presente e come queste due componenti messe insieme possano delineare il profilo approssimativo di ciò che sarà in futuro: tutto questo processo, secondo Ricoeur, parte, dunque, proprio dal porsi di fronte ai testi, attraverso i quali l’uomo può studiare e meglio comprendere le esperienze di vita dei suoi predecessori e le tradizioni più antiche del momento storico in cui vive, per comprendere più a fondo sia se stesso che gli altri. C’è poi un altro filosofo che si sofferma sulla condizione originaria dell’uomo: Heidegger, il quale si concentra però sulla finitezza della vita della persona, che viene “gettata” in un’epoca della storia che non ha scelto e che non potrà mai scegliere, costretta a seguire lo schema di un progetto di vita su cui non ha il minimo controllo e su cui non ha potere decisionale. È così che il concetto di Essere diventa Da-Sein, ovvero Esser-Ci, in cui il “Ci” costituisce proprio questa condizione di “non scelta” dell’uomo che vive in un mondo dal quale però non è estraneo, è più un Co-Esistere con gli altri e con le cose (i due elementi su cui, appunto, non ha potere di scelta). A conferma di questa riflessione ci si può ricollegare al pensiero filosofico di Edith Stein, la quale riformula il concetto di Heidegger dell’essere gettati nel mondo e lo modifica in essere offerti, affidati: la persona è offerta a coloro i quali la accolgono e, allo stesso tempo, è consegnata a se stessa e la ricerca del senso sfocia proprio nello studio e nella scoperta di questo essere consegnati. Questa riflessione permette di vedere la coscienza umana non solo come donataria, ma anche come donatrice di qualcosa di più grande: il proprio essere nella sua completezza. Da questo prende il nome la “tipologia” filosofia della Stein: pedagogia del nome proprio, che scandisce e spiega come ognuno abbia un proprio nome, sia unico ed irripetibile, e solo attraverso uno studio approfondito di sé potrà dare libera manifestazione al suo Io interiore. 

Da tutte queste riflessioni possiamo ricavare un concetto fondante della filosofia ontologica: l’uomo non è, ma piuttosto diventa persona, la sua esistenza è parte della storia, ne è influenzata e la influenza a sua volta. Secondo Husserl, l’uomo è il fulcro da cui e verso cui convergono tutti gli aspetti della vita. È esattamente questo il tema centrale del libro “La Consegna”: l’uomo è segnato da un desiderio d’essere, una tensione della persona a conoscere il suo Io e a conformarlo all’attualità che vive. Da qui parte un’altra riflessione, che riguarda il nesso tra il problema del senso e il problema del metodo che devono essere visti e pensati come un qualcosa di strettamente collegato, dal momento che l’esperienza educativa può essere vista correttamente solo se si mette in pratica un dialogo che coinvolga l’educatore e l’educando. Questo dialogo permette ai due soggetti di rendere l’esperienza educativa un’esperienza trasformante di reciproco riconoscimento, definita dal professor Bellingreri stesso come un’esperienza valoriale di gemmazione di senso: il docente, pertanto, parla di dialogo esistenziale centrato sull’empatia. Questo vede la sua struttura centrale nell’empatia, ovvero nella relazione che permette ad entrambi i soggetti di conoscersi tra loro e, allo stesso tempo, di conoscere più a fondo se stessi, e ciò significa fare esperienza di se man mano che si conosce l’esperienza di vita dell’altro. Se vogliamo scendere un po’ più nel dettaglio per spiegare meglio questo concetto, possiamo ricollegarci ad altri due: stiamo parlando dell’enjeu, la posta in gioco, un principio secondo il quale l’educando coinvolto nel dialogo, per conoscere a fondo il suo Io interiore, deve fare esperienza di sé, deve essere aiutato e guidato a comprendere i desideri più profondi che lo costituiscono e lo direzionano nelle sue scelte, e de le pari, la scommessa, attraverso cui il soggetto è poi guidato nella scoperta del suo poter essere, che lo orienta verso ciò che potrà diventare in futuro e che determina il fine ultimo della sua esistenza. Questi due concetti vanno di pari passo e si completano reciprocamente. Tutto questo, però, è possibile solo attraverso la guida dell’educatore, che aiuta l’educando a comprendersi guardando al suo vissuto, all’ambiente storico in cui vive, per fargli mettere a fuoco quali sono le prospettive future più corrette e più appropriate a lui. Per sintetizzare possiamo dire che il compito dell’educatore è quello di creare con e nell’educando un progetto di vita personalizzato, che venga da lui stesso percepito come possibilità di sé. Da ciò il titolo del libro, “La Consegna”, in cui questa consegna è il fine ultimo e, allo stesso tempo, ciò che muove l’esperienza educativa, e si muove attraverso un dialogo esistenziale che coinvolge i due soggetti, che permette loro di raccontarsi. Da questo concetto è emersa la centralità del principio di desiderio: tutte le sfaccettature del desiderio costituiscono il nucleo centrale del sé. Da ciò si evince che quando parliamo di desiderio, stiamo parlando anche e soprattutto degli strati più profondi che costituiscono l’Io interiore del soggetto. E proprio in questo desiderio profondo, secondo Edith Stein, si nasconde il nome proprio, che plasma ogni persona, che contiene la misura singolare dell’essere di ognuno di noi, e che, pertanto, si ricollega all’apertura del cuore. 

Per questo motivo ritengo che la riflessione filosofico-pedagogica, nonché cristiana, di Edith Stein sia quella che probabilmente meglio spiega il significato del libro “La Consegna”, proprio perché parliamo di una sorta di ontologia del proprio spirito: nella persona permane sempre un’ontologia legata alla propria creazione da parte di Dio. Inoltre per la Stein lo spirito ha una forma propria, un’ontologia propria, ma anche dei nutrimenti propri, costituiti principalmente dall’amore, che per la filosofa è il primo nutrimento dello spirito, dal momento che riesce a scatenare ciò che di più vivo e di più vero si cela nella coscienza di ognuno di noi. Attraverso l’amore, lo spirito diventa dimora stabile di tutto quello che il soggetto ama e che lo spinge ad essere ciò che è. 

Pertanto lo spirito conosce quella che possiamo definire la dolcezza d’essere, tutte le variabili che, attraverso ciò che ama profondamente, il soggetto può comprendersi, amarsi e mutare gradualmente verso ciò che è destinato a diventare.