una lettura nel suo contesto storico (1966-1972)
Diritti in capo agli autori

Salvatore Di Fusco, Università degli Studi di Napoli Federico II (ateneo di laurea, independent researcher)
E-mail: saldifusco@gmail.com
doi: 10.66565/voci.2026.7.PR.22
(https://levocidisophia.it/2026/07/29/mario-alighiero-manacorda-e-la-pedagogia-di-gramsci/)
(https://doi.org/10.66565/voci.2026.7.PR.22)
First received article: 16 July 2026 First review outcome: 27 July 2026 Second review outcome: 29 July 2026 First online: 29 July 2026
Abstract (ita)
Il contributo ricostruisce la lettura che Mario Alighiero Manacorda offre del pensiero pedagogico di Antonio Gramsci, soprattutto in Marx e la pedagogia moderna (1966) e in Il principio educativo in Gramsci. Americanismo e conformismo (1970), collocandola entro il contesto storico, politico e culturale in cui fu prodotta: il Partito Comunista Italiano del dopo-Ungheria, il dibattito sulla riforma della scuola media unica, la nascita dell’Istituto Gramsci come polo di storiografia marxista. Si propone una valutazione critica dei punti di forza e dei limiti di questa lettura, alla luce della successiva storiografia gramsciana.
Keyword: Gramsci; Manacorda; pedagogia marxista; scuola unitaria; storiografia dell’educazione.
Abstract (eng)
This article reconstructs Mario Alighiero Manacorda’s interpretation of Antonio Gramsci’s pedagogical thought – particularly as presented in Marx e la pedagogia moderna (1966) and Il principio educativo in Gramsci. Americanismo e conformismo (1970) -placing it within the historical, political, and cultural context in which it emerged: the Italian Communist Party in the post-1956 (post-Hungary) era, the debate over the reform of the unified middle school, and the founding of the Gramsci Institute as a center for Marxist historiography. It offers a critical assessment of the strengths and limitations of this interpretation in light of subsequent Gramscian scholarship.
Keywords: Gramsci; Manacorda; Marxist pedagogy; unified school; history of education.
Nel 1970, Mario Alighiero Manacorda pubblica per l’editore Armando Il principio educativo in Gramsci. Americanismo e conformismo. L’opera lungi dal presentarsi come una trattazione isolata, si innesta invece dentro un percorso di ricerca e insieme di militanza politico-culturale che attraversa quasi vent’anni di storia del Partito Comunista Italiano[1]. Ecco perché oltre a comprendere questa lettura manacordiana di Gramsci per una valutazione delle tesi, è altresì necessario restituirne il contesto: l’Istituto Gramsci, le edizioni Rinascita, la rivista “Riforma della scuola”, le battaglie politiche concrete (la riforma della scuola media unica, la difesa della scuola pubblica e laica) e l’orizzonte teorico entro il quale il marxismo italiano del secondo dopoguerra attribuiva alla pedagogia un ruolo di fondamentale importanza nella costruzione dell’egemonia culturale delle classi subalterne.[2]
In questa cornice, è possibile distinguere i tratti principali della lettura manacordiana di Gramsci in tre piani: il piano biografico-istituzionale, il piano storico-politico generale, e il piano propriamente storiografico-concettuale.
Mario Alighiero si forma alla Scuola Normale Superiore di Pisa e si perfeziona in germanistica a Francoforte sul Meno nel biennio 1936-1937. Ma il suo percorso intellettuale era destinato a cambiare di segno dopo i fatti dell’immediato dopoguerra. Nel 1946 fonda e dirige a Roma il Convitto-scuola della Rinascita, destinato a partigiani e reduci[3], e questa fu senz’altro un’esperienza che egli stesso non mancò di riportare come decisiva per il proprio orientamento verso la pedagogia sociale, intesa come pratica di emancipazione collettiva.
Il lavoro di curatela svolto tra il 1948 e il 1954 dell’edizione italiana degli scritti di Marx, Engels e Mehring per le edizioni Rinascita[4], attraverso un lavoro filologico che costituisce la base documentaria della sua successiva sintesi teorica, gli valse probabilmente negli stessi anni la possibilità di assumere responsabilità dirette all’interno del Partito Comunista Italiano (quella della Commissione scuola e, più tardi, della Sezione educazione dell’Istituto Gramsci). Collabora dunque alla stesura del disegno di legge Donini-Luporini per l’istituzione di una scuola unica dai sei ai quattordici anni[5] e dirige insieme a Lucio Lombardo Radice, la rivista “Riforma della scuola” (1964-1984), suo principale laboratorio di elaborazione della politica scolastica del PCI in questi decenni.
Manacorda scrive da ‘intellettuale organico’ del PCI, seguendo quella categoria gramsciana che egli stesso ha contribuito a divulgare: mantenendosi il più distante possibile dal semplice empirismo riformista egli intendeva, attraverso la ricerca sui classici del marxismo e su Gramsci, fondare teoricamente le battaglie scolastiche del partito su basi di una teoria pedagogica organica radicata in Marx e in Gramsci. La postura pedagogica del pensatore sardo rappresenta per lui un terreno fertile nel quale coltivare una nuova pedagogia sociale con particolare riguardo alle classi subalterne.
I fatti d’Ungheria e il XX Congresso del PCUS del 1956 aprirono dentro il PCI una parziale revisione critica che travolse anche la storiografia marxista[6]. La stagione in cui Manacorda elabora la propria lettura di Gramsci coincide con una fase di profonda ridefinizione del marxismo italiano. L’Istituto Gramsci si afferma come centro di ricerca storica relativamente autonomo, capace di promuovere studi filologicamente rigorosi sui testi di Gramsci, la cui edizione critica completa dei Quaderni del carcere, a cura di Valentino Gerratana, vedrà la luce solo nel 1975, ma la cui prima edizione tematica, curata da Felice Platone per Einaudi negli anni 1948-1951, costituiva già da tempo un patrimonio largamente diffuso nella cultura comunista italiana.
La legge del dicembre 1962 che di fatto istituisce la scuola media unica rappresentò una svolta decisiva sul piano della politica scolastica e in parte realizza le proposte originarie del PCI. La precoce canalizzazione della riforma Gentile del 1923[7] veniva superata dal principio di una scuola comune dagli undici ai quattordici anni.
Manacorda teme negli anni immediatamente successivi i rischi di una unificazione meramente nominale ma anche una scarsa attenzione alla qualità dei contenuti. Proprio questi timori costituiscono lo sfondo pratico-politico su cui si staglia la sua lettura teorica di Gramsci: la ‘scuola unitaria’ gramsciana funziona, nei suoi scritti, sia come strumento storiografico sia come argomento polemico nel dibattito politico-scolastico in corso.
Allo stesso tempo, il primo governo di centro-sinistra (1963) e il Concilio Vaticano II ridisegnano i rapporti tra forze laiche e cattoliche sui temi dell’istruzione[8], mentre sul piano internazionale la Guerra Fredda culturale spinge la storiografia marxista italiana a confrontarsi, anche polemicamente, con i modelli educativi del blocco sovietico, un confronto che Manacorda aveva già intrapreso nei suoi primi studi su La scuola sovietica e La scuola nei paesi socialisti, antecedenti diretti del lavoro su Gramsci.
Il volume del 1966, Marx e la pedagogia moderna, costituisce la premessa teorica indispensabile alla lettura di Gramsci che seguirà. Vi si afferma la tesi, centrale in tutta l’opera di Manacorda, secondo cui il pensiero di Marx, lungi dall’essere indifferente ai problemi educativi, contiene un autentico ‘principio educativo’ incentrato sulla nozione di formazione ‘onnilaterale’ dell’uomo[9]: il superamento, cioè, della frattura fra lavoro manuale e lavoro intellettuale imposta dalla divisione capitalistica del lavoro, attraverso un’istruzione che unisca sapere teorico, tecnica produttiva ed esercizio fisico.
Quando, quattro anni dopo, Manacorda dedica un intero volume al ‘principio educativo’ di Gramsci, applica a quest’ultimo la medesima griglia concettuale elaborata per Marx, presentando Gramsci come l’erede più consapevole, in ambito italiano, di quella tradizione. Il sottotitolo stesso del volume, Americanismo e conformismo[10], rivela il secondo asse della sua interpretazione: la lettura della critica gramsciana alla scuola attivistica e alla pedagogia ‘spontaneista’ viene collocata da Manacorda dentro la più ampia riflessione gramsciana sul fordismo, sul taylorismo e sui nuovi modelli di organizzazione del lavoro e del consenso diffusi dal capitalismo americano. La scuola unitaria diventa, in questa lettura, l’antidoto pedagogico al rischio di un ‘conformismo’ indotto dai nuovi dispositivi di produzione e consumo di massa, non semplicemente un programma di riforma degli ordinamenti scolastici.
Su questa base Manacorda costruisce la propria interpretazione della ‘scuola unitaria’ come scuola politecnica, capace di formare l’uomo onnilaterale attraverso l’integrazione di cultura generale e tecnica produttiva, e legge la nozione gramsciana di ‘intellettuale organico’ come la figura storica chiamata a dirigere questo processo di emancipazione collettiva delle classi subalterne[11]. Non si tratta, sottolinea Manacorda, di abbassare il livello culturale dell’istruzione in nome di un malinteso egualitarismo, ma, esattamente all’opposto, di innalzare il livello culturale di tutti attraverso una scuola rigorosa, sistematica e comune, capace di colmare il vantaggio di partenza dei figli della borghesia.
La lettura storiografica di Gramsci non resta, in Manacorda, confinata all’ambito accademico: negli anni immediatamente successivi egli la traduce in un’intensa pubblicistica sulla riforma della scuola secondaria superiore, poi raccolta nel volume La scuola degli adolescenti, che si apre dichiarando esplicitamente la propria ‘ispirazione marxista’[12]. È la fase in cui il clima del movimento studentesco del 1968-1969 investe con forza anche il dibattito pedagogico italiano, portando in primo piano la questione della funzione selettiva e riproduttiva della scuola di classe[13]: Manacorda partecipa a questo dibattito da una posizione che intende restare fedele al rigore gramsciano contro ogni scorciatoia spontaneista, opponendo alla ‘pedagogia pedagogica’ di ascendenza gentiliana, concentrata sulla forma astratta dell’insegnamento, una ‘pedagogia sociale’ attenta ai soggetti reali dell’educazione e alle loro condizioni materiali di esistenza.
La lettura di Manacorda ha avuto un’indubbia importanza fondativa: per primo, egli ha sottratto le pagine gramsciane sulla scuola alla marginalità in cui erano rimaste rispetto al corpus ‘politico’ dei Quaderni, costruendo una griglia interpretativa (onnilateralità, politecnicità, scuola unitaria) che ha orientato per circa un decennio la ricezione pedagogica di Gramsci in Italia.
Tuttavia, la storiografia successiva, a partire da Angelo Broccoli, ha segnalato un limite strutturale di questa operazione: concentrandosi sul rapporto istruzione-lavoro e sul paradigma della politecnia, peraltro derivato più da Marx e dalla tradizione educativa sovietica che dal testo gramsciano in quanto tale, la lettura di Manacorda tende a lasciare in ombra la categoria propriamente gramsciana di egemonia, e con essa la dimensione più squisitamente politica della riflessione sulla scuola, la formazione dei ‘dirigenti’ e il nesso fra educazione e lotta per la direzione culturale della società[14]. In altri termini: Manacorda avrebbe letto Gramsci troppo attraverso Marx e troppo poco attraverso Gramsci stesso, proiettando sui Quaderni un paradigma, quello della politecnia socialista, che Gramsci conosceva ma non assumeva come categoria centrale della propria riflessione sulla scuola.
Va detto, a parziale correzione di questo giudizio, che lo stesso impianto concettuale di Manacorda nasce da un’esigenza storicamente comprensibile: fondare la battaglia per la scuola media unica su basi teoriche solide, in un momento in cui il PCI aveva bisogno di argomenti culturalmente forti contro la riforma Gentile ancora in vigore e contro le resistenze conservatrici al suo superamento. La parzialità della lettura, in altri termini, è anche il prezzo della sua efficacia politica immediata: una storiografia pensata per intervenire nel presente, porta inevitabilmente i segni del proprio tempo.
La lettura manacordiana del Gramsci pedagogico resta un caso paradigmatico di storiografia ‘militante’, nel senso più alto del termine: un lavoro filologicamente serio, condotto da uno studioso di formazione classica e germanistica, ma orientato fin dall’inizio da una domanda politica precisa: come fondare teoricamente una scuola pubblica, unitaria e popolare in un’Italia ancora segnata dall’eredità gentiliana. Comprenderne i limiti storiografici, evidenziati dalla critica successiva, non significa sminuirne il valore storico, significa restituire a quella lettura il proprio tempo, e dunque comprenderla davvero.
A conferma della vitalità storiografica di questo capitolo della pedagogia marxista italiana, gli studi più recenti hanno ulteriormente arricchito il quadro qui ricostruito. La biografia intellettuale tracciata da Silvestri (2024b) ha messo in luce la struttura ‘a spirale’ della ricerca di Manacorda, dalla pedagogia marxista alla storia dell’educazione fino ai tardi studi sulla laicità e sulla storia dello sport; Covato e Vittoria (2025) ne hanno riletto criticamente l’itinerario biografico e politico a partire dal volume di Silvestri (2024a); Covato, Meta e Silvestri (2025) hanno infine ricostruito la ricezione di questo lascito nell’ateneo romano, da Manacorda e Broccoli fino agli sviluppi più recenti presso l’Università Roma Tre.[15]
Bibliografia essenziale
- Baldacci, Massimo. Oltre la subalternità. Praxis e educazione in Gramsci. Roma: Carocci, 2017.
- Bini, Giovanni. La pedagogia attivistica in Italia. Roma: Editori Riuniti, 1971.
- Broccoli, Angelo. Antonio Gramsci e l’educazione come egemonia. Firenze: La Nuova Italia, 1972.
- Broccoli, Angelo. Ideologia e educazione. Firenze: La Nuova Italia, 1974.
- Covato, Carmela. L’itinerario pedagogico del marxismo italiano. Nuova ed. Roma: Edizioni Conoscenza, 2022.
- Covato, Carmela, e Clara Meta (cur.). Mario Alighiero Manacorda. Un intellettuale militante tra storia, pedagogia e politica. Roma: Roma TrE-Press, 2020.
- Covato, Carmela, Clara Meta, e Luciana Silvestri. “Sulla scia di Manacorda e Broccoli. Gli studi di storia della pedagogia marxista nell’Ateneo romano dagli anni Sessanta a oggi.” History of Education & Children’s Literature 20, n. 2 (2025): 389–403.
- Covato, Carmela, e Alberto Vittoria. “Mario Alighiero Manacorda e la pedagogia marxista nell’Italia del secondo dopoguerra. A proposito di un recente volume.” History of Education & Children’s Literature 20, n. 1 (2025): 509–523.
- Genovesi, Giorgio. “Il ‘mio’ Gramsci su educazione e scuola.” Quaderni di Pedagogia, Storia, Politica. SPES, s.d.
- Gramsci, Antonio. L’alternativa pedagogica. Mario Alighiero Manacorda (cur.). Firenze: La Nuova Italia, 1972.
- Gramsci, Antonio. Quaderni del carcere. Valentino Gerratana (cur.). 4 voll. Torino: Einaudi, 1975.
- Manacorda, Mario Alighiero. Il marxismo e l’educazione. Testi e documenti (1843–1964). 3 voll. Roma: Armando, 1964–1966.
- Manacorda, Mario Alighiero. Marx e la pedagogia moderna. Roma: Editori Riuniti, 1966.
- Manacorda, Mario Alighiero. Il principio educativo in Gramsci. Americanismo e conformismo. Roma: Armando, 1970.
- Manacorda, Mario Alighiero. La scuola degli adolescenti. Dieci anni di ricerche e di dibattiti sulla riforma dell’istruzione secondaria. Roma: Editori Riuniti, 1977.
- Manacorda, Mario Alighiero. Storia dell’educazione dall’antichità ad oggi. Roma: Editori Riuniti, 1983.
- Manacorda, Mario Alighiero. Marx e l’educazione. Roma: Armando, 2008.
- Semeraro, Alberto (cur.). L’educazione dell’uomo completo. Scritti in onore di Mario Alighiero Manacorda. Scandicci (Firenze): La Nuova Italia, 2001.
- Silvestri, Luciana. Una vita onnilaterale. La riflessione pedagogica di Mario Alighiero Manacorda (1914–2013). Milano: Unicopli, 2024a.
- Silvestri, Luciana. “The Omnilateral Life of Mario Alighiero Manacorda (1914–2013).” History of Education & Children’s Literature 19, n. 1 (2024b): 481–511.
- Silvestri, Luciana. “La Storia illustrata dell’educazione di Mario Alighiero Manacorda tra divulgazione e ricerca scientifica: limiti e novità.” Studi sulla Formazione/Open Journal of Education 27, n. 1 (2024c): 205–215.
- Urbani, Giovanni (cur.). Egemonia e pedagogia nel pensiero di A. Gramsci. In La formazione dell’uomo. Scritti di pedagogia, di Antonio Gramsci. Roma: Editori Riuniti, 1969.
[1] Silvestri (2024a; 2024b); Covato, Vittoria (2025); per gli incarichi di Manacorda presso il PCI e l’Istituto Gramsci vedasi anche la voce Treccani, “Manacòrda, Mario Alighiero” (online).
[2]Sul ruolo attribuito alla pedagogia entro l’itinerario del marxismo italiano del secondo dopoguerra vedasi Covato (2022).
[3]Sulla fondazione del Convitto-scuola della Rinascita (Roma, 1946) vedasi Hobel, in Covato, Meta (cur.) (2020).
[4]Sul lavoro di curatela dei testi di Marx, Engels e Mehring (1948-1954) vedasi Manacorda (1964-1966); e la voce Treccani citata supra, n. 1.
[5]La legge Donini-Luporini, proposta dal PCI negli anni Cinquanta, anticipava i contenuti della l. 31 dicembre 1962, n. 1859, istitutiva della scuola media unica; Manacorda vi collaborò quale membro della Commissione cultura del PCI.
[6]Sul dibattito interno al PCI seguito al XX Congresso del PCUS e ai fatti d’Ungheria (1956) vedasi Silvestri (2024a), cui si rinvia anche per il contesto dell’Istituto Gramsci (fondato nel 1949).
[7]Sulla riforma Gentile (r.d. 6 maggio 1923, n. 1054) vedere la critica gramsciana in Gramsci (1975), Quaderno 12 (Note sulla scuola).
[8]Sul Concilio Vaticano II (1962-1965) e il primo governo di centro-sinistra (1963) vedere la storiografia sui rapporti fra istanze laiche e cattoliche nella scuola italiana del secondo dopoguerra.
[9]Il termine ‘onnilateralità’ (Allseitigkeit) è mutuato da Marx ed Engels (Manoscritti del 1844; Il capitale); vedere Manacorda (1966; 2008).
[10]Il sottotitolo riprende il titolo di una sezione del Quaderno 22 dei Quaderni del carcere (Gramsci 1975), dedicata al fordismo e al taylorismo.
[11]Gramsci (1975), Quaderno 12 (Note sulla scuola) e Quaderno 4, sulla distinzione fra intellettuali ‘organici’ e ‘tradizionali’.
[12]Manacorda (1977).
[13]Sul Sessantotto italiano (1968-1969) vedasi il parallelo con Bourdieu, Passeron.
[14]Sulla critica di Broccoli (1972) vedasi anche Baldacci (2017), che ne riconosce il merito storico pur segnalandone la parzialità rispetto alla categoria gramsciana di egemonia.
[15]Vedasi rispettivamente Silvestri (2024b); Covato, Vittoria (2025); Covato, Meta, Silvestri (2025). Vedasi anche Silvestri (2024c), sui limiti e le novità della Storia illustrata dell’educazione di Manacorda.
