Esauriti dal lavoro: la Sindrome da Burnout ed altre storie

Danilo Campanella, psicologo

info: https://www.riflessioni.it/riflessioni-politiche/, https://www.divenire.org/autore.asp?id=30

doi: 10.66565/voci.2026.7.ED.27

(https://levocidisophia.it/2026/08/07/editoriale-4-call-7/)

(https://www.doi.org/10.66565/voci.2026.7.ED.27)

First online: August 7, 2026

Voci correlate: #burnout #psicologiadellavoro #salute #stress #AI 

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Alla fine del primo conflitto bellico mondiale, gli studi clinici sulle conseguenze del trauma e dello stress interessarono maggiormente gli esperti della salute mentale. Il “materiale” di studio per la psicologia sperimentale, come anche per la psichiatria militare, si arricchì delle osservazioni offerte dal fenomeno dello Shell shock, il disturbo da stress post traumatico di cui soffrirono molti reduci di guerra. Le conseguenze psicologiche conseguenti allo stress bellico erano state tali da provocare in quegli uomini: eccitamento psicomotorio, tremori, ansia, tic, ed altri sintomi che indussero a uno studio su quelli che vennero conosciuti come gli “scemi di guerra”, modo di dire che purtroppo è rimasto in uso nel lessico popolare. 

In tempo di pace, negli anni Settanta gli studi sulle conseguenze dello stress interessarono l’ambito civile. Lo psicologo Herbert Freudenberger notò alcuni sintomi di forte stress nei lavoratori impegnati in ambito sanitario, in particolare, nei reparti di salute mentale. Il dottor Freudenberger, che lavorava spesso gratuitamente per coloro che non potevano permettersi assistenza (free clinic movement), osservò come in coloro che lavoravano più a lungo e con più passione si sviluppasse un senso di svuotamento, di apatia, di stanchezza cronica, di mancanza di senso del proprio lavoro, insomma, un esaurimento nervoso. Allo scopo di prevenire quello che veniva ora indicato come “burnout” lo psicologo pose in essere dei consigli per i soggetti singoli e per le organizzazioni. I lavoratori erano chiamati a non lavorare troppo e a coltivare almeno un passatempo, un hobby, oltre il lavoro; alla parte datoriale veniva consigliato di non far fare troppi straordinari alle proprie risorse, ad assumere più personale, ad aumentare la rotazione del personale per diminuire la ripetitività delle mansioni, ed altri utili accorgimenti (Cfr. Herbert J. Freudenberger, “Staff Burn-Out”, Journal of SocialIssuess, 30 (1), 1974.

Agli studi sulle conseguenze nocive dello stress si unirono i contributi della psicologa Christina Maslach, dell’Università di Stanford; lavorò ai sei giorni dell’esperimento del carcere simulato, nel 1971, con quello che divenne poi suo marito, lo psicologo Philip Zimbardo. 

In seguito a quell’evento, la dottoressa Maslach studiò le risposte umane ai fattori stressogeni, mettendo a punto, dieci anni dopo, lo strumento per la valutazione dello stress che da lei prese il nome: Maslach Burnout Inventory (MBI) e che da allora ebbe diverse versioni applicative. Cfr. Christina Maslach e Susan Jackson, MBI. Maslach burnout inventory: manuale, a cura di Saulo Sirigatti e Cristina Stefanile, Organizzazioni Speciali, 1993.

Nei giorni a noi più vicini, attraverso l’esplosione della pandemia COVID-19, gli effetti psicologici negativi sulla popolazione si sono acuiti, a causa degli effetti diretti e indiretti della pandemia. In molti hanno cominciato a dubitare dell’importanza della carriera e del denaro, a dare maggiore importanza al proprio tempo ed alla qualità di quella vita che, da un giorno all’altro, può venire stravolta da un cambiamento radicale ed improvviso. Con il fenomeno detto “Le grandi dimissioni”, a partire dagli Stati Uniti, nel 2021, i luoghi di lavoro hanno conosciuto un picco storico di dimissioni volontarie; risultato: una grande carenza di risorse umane. Il restante personale, spesso poco motivato, ha sempre più subito lo stress legato ai conflitti interpersonali, alle lunghe ore impegnate sempre nella stessa mansione, con azioni monotone, alla difficile gestione del denaro acuita ai bassi salari e all’aumento del costo della vita, alle responsabilità, percepite spesso come eccessive, al maggiore rischio di cause legali e alla presunta necessità di rivendicare diritti, fino a confluire nella querulous paranoia. 

Stiamo assistendo alla nascita dell’Era dello stress? Oppure è la popolazione, in generale, ad essersi fatta più sensibile agli stressor? Sempre più lavoratori e lavoratrici sentono venir meno l’entusiasmo iniziale, con delle aspettative, a volte troppo alte, che non coincidono con la realtà lavorativa e con la realtà della vita (vi è in questo una responsabilità del marketing?), a cui segue la frustrazione che antecede al senso di inutilità e insoddisfazione, fino all’apatia, all’indifferenza per il proprio lavoro. Il fenomeno, acuito senz’altro dal sovraccarico emotivo causato dalla pandemia, era già nascente tra le due guerre mondiali? Le risposte a queste ed altre domande collegate saranno possibili solo attraverso gli studi epidemiologici necessari in tal senso, con tutte le notizie utili ai fini clinici, magari attraverso la collaborazione tra psicologi aziendali e psicologi ospedalieri. Lasciare il lavoro per guadagnare il proprio tempo, recuperando una dimensione di libertà. Un aumento delle dimissioni, in futuro, potrebbe diventare una tigna che si spanderebbe in tutto il mondo industrializzato. Ecco perché è urgente tanto rivedere le condizioni di lavoro, alla luce dell’attuale indice di sopportazione agli stressor, tanto quanto vedere nell’intelligenza artificiale (IA) un utile strumento di supporto, e di delega a mansioni ripetitive, per compensare tutta quella forza lavoro che potrebbe venire a mancare nei decenni a venire. L’IA non è a rischio burnout. Almeno per ora. 

Breve bibliografia essenziale: 

Freudenberger, Herbert J. , “Staff Burn-Out”, Journal of SocialIssuess, 30 (1), 1974;

Harari, Sergio (con Vera Martinella), Post Covid, Solferino, 2022.

Maslach, Christina e Susan Jackson, MBI. Maslach burnout inventory: manuale, a cura di Saulo Sirigatti e Cristina Stefanile, Organizzazioni Speciali, 1993;

Salonna, Maria Grazia, Gli “scemi di guerra” i militari ricoverati al manicomio di Ancona durante la Grande Guerra, Affinità Elettive Edizioni, 2015.

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